lunedì, ottobre 16, 2006

Aridatece er puzzone

Riprendiamo la "sindrome di accerchiamento" già segnalato in un altro

post


In realtà, la sindrome che ha colpito Prodi, è non è altro che il frutto di un contagio. Ma come l’aviaria, i disturbi che si trasmettono da animale a uomo sono diversi (nel nostro caso è da politico ad elettore).
La reazione nervosa del nostro Premier, classico sintomo della proliferazione del morbo,è scaturita da un malcontento generale che mai la sinistra avrebbe pensato tanto grande.

“E pensare che s’erano tanto amati”

Berlusconi avrebbe firmato carte false per avere una situazione favorevole intorno al tavolo di redazione della legge Finanziaria come nel caso prodiano. Confindustria, più che mai decisa a collaborare anche a scapito di qualche sacrificio. I sindacati, organo-protesi della Sinistra neo-eletta, centri di reclutamento di votanti, I grandi giornali italiani e con loro i cosiddetti poteri forti, con tutto il loro bacino di consensi e appoggi politco-finanziari. Dalla parte di Romano, c’era anche un forte appoggio (sottolineo c’era) della frangia estremista della sua coalizione, ormai appagata dal presidio delle cariche istituzionali.

Niente da fare. Prodi e Padoa Schioppa li hanno fatti incazzare tutti e quattro.

E qui, in questo lasso spazio-temporale, è avvenuto il contagio verso “l’elettore”, il quale, piano piano, ha iniziato a starnutire, a notare rossore negli occhi, e a sentirsi un pò incazzato. Ecco, la malattia si è trasmessa dal Politico all’elettore, divenuta quindi sindrome dell’”aridatece er puzzone”.
I sintomi sono diversi da caso a caso (a seconda del voto di aprile), ma in generale, il malato è affetto da giramenti di testa, perdita di fiducia nelle istituzioni, svenimenti, e voglia irresistibile di rivedere Berlusconi seduto a Palazzo Chigi. Non che le sue finanziarie fossero illuminate da luce divina, ma almeno lui, era odiato dai sindacati, mal visto dai poteri forti snob-liberal italiani e schernito continuamente dalla stampa estera.
Avrebbe fatto meglio?

-L-

L'Onu premia l'Italia

L’Italia per la sesta volta è nel consiglio di sicurezza dell’Onu come membro non permanente. Attribuire meriti a questo o a quel Governo ci pare fuoriviante essendo dal 2003 che si paventava un’ipotesi del genere al palazzo di vetro di New York. Ci presentiamo come il Paese europeo con più mandati al consiglio davanti anche a Germania, Spagna e Olanda.

Speriamo in questi due anni di mandato di contribuire al meglio alla crescita di un “malato cronico” ( ma non ancora terminale, come le Nazioni Unite, e di fare valere la nostra presenza nel mondo come terza potenza, in quanto a numero di soldati schierati, dopo la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

Per concludere, il ministro per le politiche comunitarie, Emma Bonino, propone un seggio permanente per l’Unione Europea, azzardando però come “ irrealistica l’ipotesi di un cessione del seggio permenente al consiglio di sicurezza, per gli altri due Stati Europei, quali Gran Bretagna e Francia”.

Proposta “alta” per la rappresentante del Governo, ma ci chiediamo, dove si trovano nel resto del mondo i Paesi che sono favorevoli a un seggio permanente all’UE, che porterebbe a una maggioranza schiacciante di 3 seggi su 6 eventuali permanenti con diritto di veto al consiglio?

Mezza vittoria ( mezza sconfitta) per l'Onu

Mezza vittoria contro la Corea, nella risoluzione 1718 dell’Onu.

Si chiedono giustamente sanzioni, di abbandonare l’uso delle armi atomiche e soprattutto di chiede di abbandonare il flusso di esportazioni di armi verso altri Stati membri dell’Onu. Tale ultimo punto è fondamentale per bloccare trattative di armi con stati come l’Iran o la Siria.

La mezza vittoria consiste nel fatto che, dopo ore di dibattiti e veti di Russia e Cina, si è trovato l’accordo per non minacciare il regime coreano di ritorsioni militari, in caso di proseguimento dei test atomici. Mezza vittoria anche per il Giappone, che pur avendo la presidenza di turno nel consiglio di sicurezza non è riuscito nei suoi intenti di minaccia bellica nei confronti di Pyongyang, come aveva inizialmente proposto.

Si è arrivati fortunatamente all’unanimità quindi delle decisioni. Un risultato non esaltante però.

C’è chi dice però “piuttosto che niente meglio piuttosto”…

Sindrome d'accerchiamento per Prodi

Cambia il premier ma non cambia la sostanza. Sembra che ogni capo di Governo a inizio e fine legilslatura debba sempre recitare lo stesso film : “Ho contro tutti. Tutti travasano la realtà! Non ha capito niente nessuno qui!”. Prodi, in un’intervista concessa al quotidiano spagnolo El Pais, si lamenta che nessuna testata d’informazione ( salvo l’Unita) riesce a fare apparire in modo serio e imparziale come stanno veramente le cose in Italia, e in particolare sul caso Telecom dice, “evidentemente lavorare contro i mezzi di comunicazione è per noi un problema serio».

Ma come, nella passata legislatura non era il Cavaliere a lamentarsi di avere con sé solo il 10% della stampa italiana, e tutto il resto in mano ai “poteri forti”? Possibile che in cento giorni tutti gli organi di informazione si siano convertiti al Berlusconismo in gran fretta, lasciando solo il premier?

La verità è un’altra purtroppo. L’Italia, attraverso i suoi leader molto spesso corrosi dal provincialismo “del guardare al proprio orticello”, ha sempre avuto una sorta di “ sindrome da accerchiamento”. Chi va al potere pensa sempre di essere al servizio dei cittadini, ma di avere contro tutto l’establishment economico e finanziario, quasi che fosse una specie di revival loggio-massonico, in cui un potere occulto trama contro chi fa i veri interessi dei cittadini. L’alibi di essere stato eletto dal popolo porta sempre a ritenersi invincibile, e in caso di scivolone politico, ad avere sempre l’affermazione pronta:”Tanto i cittadini capiscono, mi hanno eletto e sanno che posso sbagliare”. Come se poi chi osserva non avesse nessun senso di approccio critico ai problemi reali.

L’economist in questo senso è emblematico. Durante la passata legislatura qualche “guru” del centro-destra diceva che ormai “l’imparzialità britannica è sparita”. Ora che nelle polemiche c’è di mezzo l’attuale Governo, c’è chi si permette di dire nell’estrema sinistra che “ Noi lo avevamo detto, l’Economist ha sempre fatto critiche dall’estrema destra, anche nella passata legislatura”.

Qui sta la seconda tendenza, stile Italia, dopo il provincialismo di cui parlavamo prima. Considerare ogni dissenso sul merito, frutto di giochi politici e in una logica di “tirare acqua solo al proprio mulino”. Identificare come di Destra chi si oppone alla Sinistra e viceversa non è un bello spettacolo anche davanti a un’autorevole periodico come l’Economist.

Forse, per uscire dalla “sindrome dell’accerchiamento” non rimane, come in tanti altri campi seguire l’esempio anglosassone. Si critica, si riceve critiche, anche pesanti, magari di basso livello, ma non si scivola mai in quella demagogia tipica del Bel Paese. Demagogia che sfocia inetivabilmente in quell’odio di classe che ha caratterizzato la vita politica del nostro Paese negli ultimi 50 anni.

A risentirci

sabato, ottobre 14, 2006

L'unica speranza (davvero?)


Perchè aspettare? perchè non chiedersi come sarà il mondo quando Cina, India avranno un reale potere nell'economia mondiale?

Quando la Cina si chiederà perchè nel G8 deve sedere l'Italia? Il mondo cambierà davvero tanto, ma credo che peggiorerà sensibilmente.

Teniamoci stretti all'Unione Europea, noi.

-L-

Il vizio di Prodi

Prodi preso da sacro furore, ci ha messo un solo giorno a replicare alla critiche di Bill Emmott. Diamo atto al premier che riesce, in 24 ore a rispondere a un critico e tagliente articolo. Il Cav non ci è mai riuscito, forse Prodi ha tempo da vendere..

Le critiche al suo intervento risulterebbero dieci volte più lunghe dello stesso, quindi non è il caso di soffermarsi su tutti i punti toccati dal nostro “premier orgoglioso”. Solo un punto ci preme sottolineare.

Prodi dice “Oggi l'Italia è diventato un Paese egoista dove si è diffuso un «pensare singolare» che mina fortemente le basi di una democrazia condivisa. Alla vox populi si è sostituito sempre più il convincimento che si possa fare qualcosa purché non riguardi i miei interessi” e ancora “Emmott è inglese e sa bene a cosa mi riferisco: è la politica del Nimby, quel not in my back yard («non nel mio cortile”.

Il problema alla base delle critiche alla politica economica di questo Governo sono proprio qui. Con la retorica del “preoccuparsi solo del proprio orticello”, l’ideologia Stato-padronale di questa maggioranza fa si che la politica entri nei cortili degli individui, con l’unica idea di mettere in sofferenza chi lavora che vorrebbe solo vedere i risultati del proprio lavoro. I conti, i patti di stabilità e il “famigerato” rigore, sono la scusa per avere sempre un “grande fratello” pronto a fregarti un qualche modo. Il motto, in altre parole è “Fai, produci, io ti attendo al varco, ti osservo. Stai attento!”.

La morsa statale è l’arma di Prodi, e i vincoli europei non sono altro che una giustificazione continua.

A risentirci

Bertinotti, che figure!

Bertinotti ci dice che secondo lui il limite al tetto pubblicitario del 45%, non rappresenta una condizione svantaggiosa per il mercato, e il decreto Gentiloni non può essere definito “iperstatalista”.

Concordiamo sull’”iper”… Rimane lo statalista però.

A risentirci

venerdì, ottobre 13, 2006

Ankara si, Ankara no, la terra dei cachi

Un fantasma si aggira per il teatrino mondiale delle super-finte-potenze internazionali.

Un'Europa così poco liberale, la quale si impegna tantissimo con programmi umanitari ma poi con il suo protezionismo sulle politiche agricole fa morire migliaia di contadini dei paesi esportatori.

Un'Europa così poco Cristiana, ma al tempo stesso così Politically Correct. Si preoccupa dell'immigrazione quando c'è da salvare "inutili" (professionalmente parlando) disgraziati su un gommone, ma blocca con fermezza menti brillanti provenienti dall'est europeo, i quali naturally preferiscono gli USA.

Un'Europa fatta di carta e timbri, di scaffali e tangenti, di raccomandazioni e protocolli sulla lunghezza delle banane. Di sprechi multimilionari di megapalazzi costruiti per megaconvegni su come combattere la fame e la povertà.

Un'Europa che ora vuole anche Ankara a far parte della Setta dei poteri forti. Ci mancava.
Una più una meno non fà la differenza, ma mi chiedo: è davvero così tanto necessario l'ingresso di un paese double-face come quello turco? Solo Putin sà fare meglio...

L

Padoa Schioppa, ministro incompetente /2

Il Ministro dell’Economia Padoa Schioppa ha risposto così agli elettori del Corriere nella videochat di questa mattina : «Le misure sul Tfr rilanceranno i fondi pensione» ha detto ancora il ministro dell'Economia. «Io penso che nei prossimi giorni si troverà la risposta al problema unico che è rimasto per le imprese, quello del Tfr» ha proseguito Padoa-Schioppa. «Il governo ha posto i giovani al centro del proprio interesse. Bisogna distinguere flessibilità dal precariato, un giovane deve essere pronto nei primi 5 anni della sua vita a passare a lavori diversi, però deve essere possibile passare da un lavoro flessibile a un altro senza cadere nel precariato, sto pensando per questo all'introduzione di appositi ammortizzatori sociali».

E’ incredibile come in dieci righe e 100 parole si possano dire così tante bugie, prendendo in giro milioni di persone preoccupate per una serie di misure “lacrime e sangue”.

“Le misure sul Tfr rilanceranno i fondi pensione”. Draghi lo ha ripetuto anche ieri. Le nuove misure adottate sulla questione del Tfr, obbligheranno lo Stato nel medio-lungo periodo a privilegiare l’Inps, piuttosto che i fondi pensione, perché se così fosse sarebbe una perdita sicura per le casse dello Stato. Nel breve periodo ci saranno nuove entrate, ma così facendo la previdenza integrativa non decollerà mai. Il ministro è cosi sicuro di quello che dice che ammette che comunque il Tfr rappresenta “il problema unico” che hanno ora le imprese.

Sintomi di “dottor jekyll e mister hyde”…

“Il governo ha posto i giovani al centro del proprio interesse”. Anche qui ci tocca di smentire il ministro per due ovvi motivi. Il primo è legato al punto sopra e cioè che con le misure adottate sul Tfr i giovani rischiano di rimetterci più di tutti. In seconda questione non sembra che il Governo sia orientato a liberalizzare a fondo il mercato del lavoro, tanto è vero che l’unica riforma ( Biagi) che va in questo senso è nella fauci della sinistra antagonista, e si pensa di ritornare ai cosiddetti Co.co.co, quelli si precari e senza garanzie per i nuovi entrati nel mondo del lavoro.

“sto pensando per questo all'introduzione di appositi ammortizzatori sociale”. Per chiudere il ministro ci dice che sta pensando di introdurre gli ammortizzatori sociali. Perché non dice che il progetto Maroni è stato silurato dalla Sua parte politica, nella scorsa legislatura? Padoa Schioppa farebbe bene a pensare di meno e agire di più. Anche se fino l’agire è abbastanza deludente.

In definitiva, siamo alle prese con una chiara schizofrenia politica, dovuta probabilmente ai giudizi sostanzialmente negativi, di tutte le parti sociali in causa, sulla Finanziaria. La sua manovra economica, che doveva essere, il motore dello sviluppo, non è altro che un regalo a sindacati e massimalismi.

A risentirci…

Questione di Nobel


Dall’ansa del 13 Ottobre...nsa del 13 Ottobre


IL NOBEL PER LA PACE AL 'BANCHIERE DEI POVERI' MUHAMMAD YUNUS

OSLO - "Il premio Nobel per la pace e' stato assegnato oggi a Muhammad Yunus, del Bangladesh, definito il ''banchiere dei poveri' e alla sua Granmeen bank. La Grameen Bank, fondata e diretta da Yunus, e' una banca rurale specializzata nel microcredito a favore dei piu' poveri. Il Nobel per la Pace viene conferito ad Oslo ed e' corredato da un premio di 10 milioni di corone svedesi, pari a circa un milione di euro. I candidati erano 191.

''Attraverso culture e civilta', Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i piu' poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo'': e' quanto si legge nelle motivazioni, scritto dalla giuria di cinque membri che ha assegnato il Premio Nobel per la Pace 2006 a Mohammad Yunus del Bangladesh e alla suo istituto di microcredito. ''La pace duratura non puo' essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla poverta''', si legge oltre nel testo.

Yunus è stato definito il ''banchiere dei poveri'' per aver ideato e messo in atto un sistema di piccoli prestiti che ha aiutato milioni di persone in tutto il mondo a sollevarsi dalla miseria.

Nato nel 1940 anni fa a Chittagong, in Bangladesh, Muhammad Yunus ha dedicato la sua vita alla realizzazione di progetti in grado di affrancare la gente dalla poverta'. Laureato in economia, emigrato negli Usa negli anni Sessanta, dove ha insegnato nelle Universita' di Boulder, in Colorado, e alla Vanderbilt University di Nashville, Tennesse, Yunus e' rientrato nei primi anni '70 in Bangladesh per aprire, nel 1976, la Grameen Bank, prima banca etica del mondo, dimostrando che accordando minuscoli prestiti ai poveri si poteva fare di piu' di quanto avessero fatto i miliardi di dollari degli aiuti stranieri. Yunus e' anche il direttore della Grameen Bank dal 1983.

La Grameen Bank, si e' specializzata in prestiti da 25 a 100 dollari accordati a gruppi di donne nei villaggi ed ha consentito di fornire a 12 milioni di persone, il 10% della popolazione del Bangladesh, le condizioni per avviare attivita' autonome. Il modello solidale di Yunus e' stato esportato in una 60 Paesi in via di sviluppo e applicato anche dalla banca mondiale e da altre organizzazioni internazionali.

NOBEL PER LA LETTERATURA A ORHAN PAMUK SCRITTORE DELL'IDENTITA' E DEL DOPPIO

STOCCOLMA - Il premio Nobel per la letteratura è andato allo scrittore turco Orhan Pamuk. La motivazione dell'attribuzione del premio fa riferimento alla capacita' dello scrittore di incarnare l'anima melanconica della sua citta' grazie alla quale ''ha scoperto nuovi simboli per il contrasto e l'intreccio delle culture''.

Orhan Pamuk si considera principalmente uno scrittore, anche se il suo nome e la sua persona sono spesso diventati un simbolo della difesa dei diritti civili e dei conti con il proprio passato da parte della Turchia, nazione che si appresta a far parte dell'Ue. Nato il 7 giugno del 1952 a Istanbul - città alla quale ha dedicato un libro intenso - Pamuk ha sempre rivendicato le origini liberali della propria famiglia. In turco il cognome vuol dire 'cotone' ed è il soprannome dato al nonno dello scrittore che dette inizio alla prosperità della famiglia. Primo amore di Pamuk è stata la pittura, ma anche l'architettura, che ha studiato all'Università di Istanbul, e il giornalismo.

Uno scrittore che non ha esitato a scendere pubblicamente in campo a difesa dei diritti civili di suoi colleghi attaccati in Turchia e fuori, e lui stesso attaccato per aver parlato dello sterminio dei Curdi e degli Armeni. La sua prima novella - una cronaca familiare - è stata 'Cevdet Bey Ve Ogullari' (1982), nella quale, con lo spirito di Thomas Mann, ha disegnato lo sviluppo di una famiglia lungo tre generazioni. Nel secondo romanzo, 'Sessiz Ev' (1983; La casa del silenzio), Pamuk ha usato invece la prospettiva di cinque diversi narratori: tutti intenti a descrivere la visita da parte di numerosi componenti di una stessa famiglia all'anziana nonna.

La scena è quella di una popolare stazione climatica nella Turchia traballante del 1980 oramai sull'orlo della guerra civile. Le discussioni politiche tra i nipoti, ma anche la loro amicizia, riflettono il caos sociale di quegli anni nei quali diverse organizzazioni estremistiche si fronteggiano per il potere. La notorietà internazionale di Pamuk comincia con la sua terza novella, 'Beyaz Kale' (1985; Il castello biancò): un romanzo storico che si svolge nella Istanbul del diciassettesimo secolo, ma il contenuto è soprattutto la storia di come l'ego di ognuno si costruisca su storie e finzioni di differenti generi. Lo scrittore indica come la personalità di ognuno sia una costruzione variabile. Il personaggio principale del romanzo, un veneziano fatto schiavo dai turchi e affidato ad un professore di nome Hodja, si identifica totalmente in lui - e viceversa - tanto da diventare una sorta di perfetto gemello. Al punto che, raccontandosi le storie delle loro vite, si scambiano la rispettiva identità. Metafora - è stato detto - dello scambio delle culture. Quelli dell'identità e del doppio sono temi spesso trattati dallo scrittore.

E' presente anche in 'Kara Kitap' (1990; Il libro nero, 1995) nel quale il protagonista, la moglie e il suo fratellastro si alternano nelle identità. I frequenti richiami dello scrittore alla tradizione mistica dell'oriente rendono naturale vedere nell'opera una prospettiva sufi. 'Kara Kitap' rappresenta anche la definitiva rottura con l'imperante realismo sociale della letteratura turca. Dal libro Pamuk ha tratto la sceneggiatura per il film 'Gizli Yüz' (1992). 'Yeni Hayat' (1994; la Vita nuova) è invece un romanzo su un libro segreto che ha la capacità di produrre cambiamenti irreversibili in tutte le persone che lo leggono. Un affascinante e misterioso potere che cambia le vite, senza ritorno.

Secondo lo scrittore, il tema maggiore di 'Benim Adim Kirmizi' (2000; Il mio nome è rosso) è invece la relazione tra Est e Ovest: da una parte la pittura classica miniaturistica, dall' altra un misterioso omicidio, una dolce-amara storia di amore, e una sottile discussione sul ruolo dell'individualità nell'arte. Pamuk ha pubblicato anche una collezione di saggi 'Öteki Renkler: Seçme Yazilar Ve Bir Hikâye' (1999), e 'Istanbul: Hatiralar Ve Sehir' (2003; Istanbul). Una ricostruzione fascinosa dell' educazione dello scrittore, accompagnata da un ritratto storico della letteratura e della società della città. La parola chiave nel libro è 'Huzun', un concetto sfaccettato che Pamuk usa per rappresentare la melanconia che lo scrittore indica come tratto essenziale della città e dei suoi abitanti. L'ultimo romanzo di Pamuk è 'Kar' (2002; Neve): storia ambientata nel 1990 nella città omonima, vicino al confine orientale della Turchia, un tempo città confine tra gli imperi Ottomano e Russo. Il protagonista, uno scrittore che ha vissuto in esilio a Francoforte, si reca nella città per scoprire se stesso e la sua patria. L'incipit del romanzo diventa un racconto dell' amore e della creatività poetica, ma anche dei conflitti politici e religiosi che caratterizzano la società turca. Molto noto come commentatore politico e sociale, Pamuk rivendica però di essere in primis uno scrittore senza alcuna agenda politica. Ma è stato anche il primo autore nel mondo musulmano a condannare pubblicamente la 'fatwa' contro Salman Rushdie. Si è schierato a fianco del suo collega Yasar Kemal, quando questi è stato imprigionato nel 1995. Pamuk stesso è stato accusato dopo aver detto, su un giornale svizzero, che 30.000 Curdi e un milione di Armeni sono stati uccisi in Turchia: un' accusa che ha provocato forti proteste internazionali e da cui è stato prosciolto."

I nobel vanno e vengono, ma ci sembra che quest'anno siamo in presenza finalmente di scelte di persone che hanno fatto qualcosa per la società. Prima Phelps, rivoluzionario economista che ha smontato 80 anni di keynesismo, poi Muhammad Yunus, inventore del microcredito nel terzo mondo, e Orhan Pamuk, uno che ci ha spiegato fatti, se no sepolti negli archivi di Ankara.
Di certo il Nobel alla pace ad Arafat era un'altra storia..
A risentirci

giovedì, ottobre 12, 2006

Padoa Schioppa, il ministro incompetente

Su Repubblica di oggi è brillante l’analisi di Padoa Schioppa, dal punto di vista politico. Dal lato dei contenuti mette benzina sul fuoco e ci non ci fa togliere dalla testa che Confindustria abbia ragione. Montezemolo già lo aveva chiarito sul Corriere di oggi, e per un’analisi lucida e ragionata è da leggere questo post del Pensatore.

A parte la trovata dello scambio tfr- cuneo fiscale, che più che una provocazione assomiglia a quelle notizie di cronaca nera da rivoltare lo stomaco, il fatto politicamente più rilevante della giornata è sicuramente la definitiva consacrazione del “nostro” ministro dell’economia a ruolo di politico tout-court. Presentatosi a via XX Settembre con la fama del tecnico duro e puro, da far impallidire un sottosegretario come Paolo Cento, messo lì per giochi di potere, ha sbaragliato la concorrenza e solo il premier riesce a fare più notizia di lui.

Proprio Prodi, sembra aver insegnato al suo ministro la grande arte del mediare, tipica del più polveroso politichese di questa “strana” Seconda Repubblica.

Renato Brunetta aveva definito Padoa Schioppa “un funzionario di banca”. Non concordiamo perché TPS i propositi da contabile li ha lasciati negli editoriali del Corriere, o al più negli uffici della BCE. Non si capisce come possa, una persona del suo rango, arrivare a dichiarare certe affermazioni.

A parte la Finanziaria impregnata nelle “lacrime e sangue” e imbavagliata dai sindacati in nome di un’ideologica equità “sociale” (???), di recente oltre le vicende odierne c’è da ricordare la brutta figura rimediata nello scontro con l’autorevole economista Francesco Giavazzi, reo secondo il ministro di fare propaganda e travisare la realtà. Giavazzi aveva solo chiesto al ministro di adoperarsi per quello che era stato chiamato al ministrero, e cioè stare sull’onda di una palpabile crescita economica europea, e mantenere i conti pubblici in uno stato accettabile.

Padoa Schioppa ha pensato bene di prendere lezioni di strategia industriale dalla CGIL, riesumando una concertazione a tre, sindacati, confindustria Governo, degna dei “migliori” scambi politici degli anni 70.

Proprio lui, il tecnico prestato alla politica, appare oggi come il ministro più scadente dell’attuale Governo Prodi. Lui risponderà : “ Si è vero, però io ci ho messo la faccia”.

Noi però avremo voluto vedere più il cervello più che il viso.

martedì, ottobre 10, 2006

Il regime di Putin

La morte di Anya Politkovskaya è un fatto terribile.
La solitudine che l'aveva circondata nell'ultimo periodo, quella distanza delle autorità russe, facevano già presupporre qualcosa. Un colpo alla nuca è stato la certezza.

Ma, alla luce di questo omicidio, è lecito chiedersi le dimissioni di Putin? E' lecito rivalutare totalmente la Russia nel teatro mondiale delle superpotenze?

I problemi del Cremlino sono ormai conosciuti da tutti. Infatti la ragnatela di poteri politici e militari tessuta su misura dagli ex membri del kgb è ormai famosa ai più. Ma ora, questo omicidio dà la solenne prova di un reale potere che và oltre la democrazia, che và oltre l'inciucio politica-affari, la questione diventa irrimediabilmente complicata.

Le denunce di Anya, mettevano in forte imbarazzo la Russia e i suoi colonnelli. Torture, rapimenti in celle segrete, uccisioni sommarie, minoranze terrorizzate.
Proprio quest'ultime con la Cecenia (moscerino nell'occhio dell'amministrazione Putin, del quale si stava occupando la giornalista), creavano forti imbarazzi al Cremlino, ma molti dei dissidenti sono finiti sotto tre metri di terra.

Ma ad accogliere le denuncie della giornalista non c'era nessuno, se non una timida approvazione in patria sempre ben nascosta in pubblico. Perchè?

Le poche denunce della Pallida Europa non sono forse striminzite proprio per l'intreccio d'affari?
Francia, Germania, Italia non sono nazioni dipendenti dalla Russia? Per non parlare degli intrecci personali di molte "capoccie" di multinazionali europee.
La dipendenza energetica che ci lega alla Russia ci rende inadatti a coprire un ruolo di contrapposizione anche solo mediatica. Il nostro giudizio, come italiani ma anche come europei, è drogato in partenza. Per questo motivo la morte di Anya cadrà nell'indifferenza tra qualche giorno.
La politica, dunque, è ormai totalmente schiava degli interessi economici. Le scelte di politica estera, sono dipendenti dalle ragioni "affaristiche".
Che ruolo dare quindi allo scacchiere internazionale, se non un tavolo di (super)potenze assetate solamente di contratti energetici e trattamenti economicamente favorevoli?

lunedì, ottobre 09, 2006

La Corea fa paura

Alle 3.36 ora italiana di questa notte è stato effettuato il primo esperimento atomico in Corea del Nord. Si tratta di un evento di portata storica perché colloca formalmente pyongyang nel club delle grandi potenze nucleari.

La comunità internazionale per una volta è stata unanime nella condanna, senza se e senza ma, agli esperimenti effettuati. Anche la vicina Cina, in buoni contatti con il regime, ha condannato l’atto auspicando però che non vengano presentate sanzioni in merito.

Ora la palla, comunque passa nella mani della Nazioni Unite. L’Onu avrà la forza di condannare in modo deciso l’azione intrapresa stanotte? Vista la sostanziale unanimità di giudizio, si potrebbe pensare che almeno questa volta, si trovi una mediazione politica tra le grandi potenze mondiali.

La Corea del Nord, nel breve periodo, rappresenta l’unica vera potenziale minaccia all’umanità, con la capacità di destabilizzare tutta l’area, considerata strategicamente fondamentale, anche per vari aspetti economici, imprescindibili dal contesto.

Dopo il lancio di missili un’anno fa, a media gittata e uno intercontinentale, si spera che dopo l’esperimento di questa notte tutti gli analisti concordino pienamente sul pericolo coreano.

A risentirci.

venerdì, ottobre 06, 2006

Pericoli Coreani

Minacce nucleari incombono sul mondo. Gli U.S.A, dopo la notizia di un prossimo test atomico della Corea del Nord, hanno tirato fuori il bastone, chiedendo esplicitamente al regime una sospensione dei test nucleari, e di scegliere fra le relazioni internazionali e l’atomica. Cristopher Hill, sottosegretario di Stato e rappresentante degli Stati Uniti nelle relazioni con la Corea del Nord, ha comunque dichiarato di “non essere in grado di quantificare” la reazione che avrà Washington dopo gli eventuali esperimenti atomici.

Gli U.S.A come unico deterrente, hanno comunicato un inizio di lavoro di intelligence, peraltro già in programmazione dall’Aprile del 2003, quando si è scoperta la volontà di Kim Jong Il di armare lo Stato. Saranno dislocati satelliti e aerei spia per cercare il sito esatto dell’esperimento. Da Pyongyang si sa solo che la zona sarà sicuramente sotterranea, e come segnalato da Andrea Nativi, si potrebbe ipotizzare che il test venga effettuato a “Pong Gye” nei pressi di Kiljo.

Il problema Corea del Nord è tale da quando Bush l’ha inserito nel famoso “ asse del male”, e molti analisti concordano sul fatto che il principale problema geo-strategico del mondo, nel breve periodo, sia proprio il regime di Pyongyang. Ritornare al tavolo dei negoziati sembra che sia attualmente l’arma migliore per cercare di “far rientrare nei ranghi” il regime, anche se appaiono evidenti le differenze di proposta politica, rispetto ad esempio al regime iraniano.

Se Teheran, pur tra le farneticazioni del suo presidente, chiede il via libera per l’uso dell’energia nucleare, a scopi puramente civili, le risposte date dalla Corea sono piuttosto ambigue e prive di un programma per il lungo periodo, che possa minimamente giustificare l’uso atomico. La quantità di plutonio già incamerata, fa presagire un uso non solo civile, e gli scopi militari sembrano essere già stati messi comunque in preventivo dall’amministrazione Bush. L’unica risposta certa nei fatti, da parte della Corea per l’uso atomico, è una sorta di assicurazione e deterrenza verso il Giappone, seguendo l’esempio già preso da Pechino.

Proprio il Giappone, con la salita al governo del nuovo premier Abe, ha intimato la cancellazione dei test atomici, auspicando una bozza di risoluzione, tenendo conto anche della presidenza di turno giapponese appunto, al consiglio di sicurezza dell’Onu.

La ricerca dei negoziati, che qualche risultato avevano prodotto nel 2005, speriamo possa risolvere una partita a scacchi così incerta come quella orientale.

Questo ritorno sulla scena geo-politica della Corea, anche se marcato da una forte pubblicità da Pyongyang riguardo ai test, tiene alto il livello di allerta, e mette ancora una volta sotto scacco l’Onu, sperando in una figura diversa rispetto alle ultime situazioni dove è stato interpellato.

Follia Prodiana e Comuni spendaccioni

In queste giornate di scioperi i giornali sono carenti. Sembrano uscire i migliori però! Chissà. Sul foglio di oggi Enrico Cisnetto non finisce mai di stupire. Ogni volta che ci accingiamo a leggerlo notiamo che predica bene ma poi razzola male. La diagnosi sulla finanziaria del Governo Prodi è condivisibile. Per quanto riguarda la mancanza di equità ne avevamo già parlato l’altro ieri qui, mentre concordiamo anche noi che la cosa orripilante della manovra non è tanto l’aggravio eccessivo per il ceto medio, ma bensì la mancanza di alcuni elementi autenticamente necessari per la crescita e riportarti nel DPEF, cancellati poi dalla follia di Prodi e dei suoi scudieri. Le misure per lo sviluppo mancate, le mezze liberalizzazioni accennate e poi rimangiate non sono altro che il risultato di “un dover sempre mediare” fra i numerosi partiti della coalizione che hanno ovviamente aspirazioni ed interessi diversi. Lo stesso Cisnetto poi, evidentemente in preda al panico, sostiene che l’unica soluzione per portare sviluppo all’Italia è che Rutelli e Casini si chiariscano e si spendano personalmente per portare all’Italia quelle riforme necessarie per la crescita. Casini e Rutelli pionieri del riformismo? Roba da matti.

L’Istat sbugiarda Prodi, ma si sapeva che il ’92, annunciato come anno orribilis per i conti pubblici, e comparato a quello attuale da Padoa Schioppa, è lontano. Segnaliamo in merito un buon post di mariniello.

Punto da non dimenticare, come segnalato da un altro articolo sul foglio , è la questione del federalismo fiscale per i Comuni e le provincie. Va bene che Cofferati alza la voce, ma si ricordi che se c’è un bilancio pieno zeppo di sprechi, è proprio quello che dimora nella stanze di Palazzo D’accursio.

A risentirci.

Lo sciopero dei giornalisti e la fortuna di Prodi

Perchè a seguito di una finanziaria del genere (finanziera come dice Cossiga), è seguito uno sciopero dei giornalisti?

Perchè quando si iniziava a veder scricchiolare le difese della maggioranza a difesa di questa legge, è iniziato questo sciopero?

La fortuna, e i poteri forti sono sempre stati dalla parte di Prodi, anche quando c'è da salvare la faccia per colpa di una manovra indecente. La compensazione politica tra le parti, ha prodotto un mostro trinariciuto, indegno di qualsiasi appoggio.

Spero che almeno dopo la figura che ha fatto Giordano a Porta a Porta (seppellito dalle critiche sacrosante di Fini) molti "coglioni" (lo ripeto anche senza le virgolette per evitare allusioni), coglioni, si siano ricreduti.

Il silenzio comunque aleggia nella valle prodiana. Il mondo va avanti, e la finanziaria, come un serpente velenoso, prenderà il suo corso. E fortuna che non ho il Suv.

L

giovedì, ottobre 05, 2006

Dante contro il Politically Correct Religioso


Certi che anche il “sommo”poeta aveva visto giusto..


Gidi à veggia, per mezzul perdere o lulla,
com'io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.

Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e 'l tristo saccoche
merda fa di quel che si trangugia.

Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
guardommi, e con le man s'aperse il petto,
dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco!

vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scismafuor vivi,
e però son fessi così."

Inferno, canto XXVIII, vv. 22-36



mercoledì, ottobre 04, 2006

Partito democratico in alto mare

Mentre si discute della Finanziaria, e del confronto Di Pietro – Mastella sulla giustizia, il tema squisitamente politico di questi giorni è sicuramente il processo di formazione del Partito Democratico.

Man mano che si procede a tappe, forzate più del normale, per un’avvicinamento ai congressi dei partiti che comporanno un’eventuale PD, si delineano già le prime spaccature interne ai partiti e vecchi rigurgiti del passato.

Il weekend scorso è stata la volta della componente ex-dc della Margherita dove si parlato, non di Pd appunto, ma della futura leadership all’interno del partito con i petali, quasi che il progetto unitario sia un tema da trattare in un secondo momento. Rutelli, dopo aver visto lo scroscio di applausi davanti alle cosiddette “giovani promesse” democristiane, Fioroni, Franceschini, Letta sembra abbia pensato di organizzare un controconvegno sul tema, idea però rientrata grazie all’intervento del fedelissimo Lusetti che con un “a francè, nun c’è pensà” , ha risolto tutto.

Acque agitare anche in casa Ds. La sinistra della Quercia da parte sua sembra rassegnata alla scissione, al punto che il coordinatore Fabio Mussi auspica che il congresso dei Ds previsto dalla segreteria prima dell'estate possa essere perfino anticipato. E tra le varie forze politiche candidate a creare una nuova aggregazione di ispirazione socialista gia' si ragiona su come chiamare questa altra creatura che potrebbe nascere dal 'big bang' del partito unico. Proprio Mussi, segretario della componente, assieme al “compagno di merende” Salvi, diserteranno il seminario a Orvieto di venerdì e sabato dove si discuterà appunto di unità. Tale parola sembra piacere solo alle componenti più moderate del partito, con Violante e Fassino in prima fila per fare bella figura davanti a Romano Prodi.

I Ds, malgrado scissioni interne sembrano il partito più vicino al Professore. Se questo è il pegno da pagare per lo sbocco unitario, così sia.

Davanti a indecisioni così evidenti, e pezzi di partito che traslocano, si sta pensando, per la verità, più negli uffici di Parisi e Monaco, piuttosto che di Rutelli e D’Alema, a far rientrare nel progetto sia lo Sdi che l’Idv, con Di Pietro entusiasta del progetto e speranzoso una buona volta di accasarsi in qualcosa di definitivo. La mossa politica di allargare il consenso, è apprezzabile dal punto di vista elettorale, anche se proprio gli elettori potrebbero non capire una scelta così azzardata. Come dirà Boselli ai suoi elettori che siede al tavolo unico sia con i post-comunisti, e addirittura con l’ex pm “eroe” di Manipulite?

Prodi, come al solito dovrà mediare per un eventuale punto di intersezione tra i gruppi anche, se già si preannuncia battaglia su un tema caro alle rispettive dirigenze dei partiti e in primo luogo Ds e Dl : la collocazione a livello europeo. D’Alema, anche nella sua ultima intervista al Corriere della Sera continua a ripetere che l’approdo del Pd non può che essere la socialdemocrazia, trovando un netto rifiuto di tutta la Margherita. Unico caso che tutto il partito di Rutelli è unanime in una decisione e su un netto rifiuto delle posizioni dei Ds.

La via della costruzione del Pd sarà piena di pericoli per Prodi anche se paradossalmente potrebbe giovare alla Casa delle Libertà, per una concreta riflessione su un’aggregazione delle forze moderate e liberali. Questo gioverebbe sia al centro-destra, che per un’evoluzione politica dello scenario italiano.

Tifiamo per il partito democratico allora?

Tagli finti e tasse vere.

E’ veramente straordinario come il Sole 24ore stia cavalcando la protesta contro questa Finanziaria della paura. Le analisi più velenose e polemiche verso l’esecutivo sono state affidate agli economisti più marcatamente liberali e del “partito anti-spesa”. Stiamo parlando dei vari Alesina, Tabellini, Perotti, Quadrio Curzio. Proprio Roberto Perotti sull’editoriale di oggi ci dice come in realtà Prodi abbia mancato il reale obbiettivo contenuto del DPEF estivo, cioè l’intervento sul lato della spesa. Ci chiediamo, assieme a Perotti, dove sono in Finanziaria i tagli di spesa corrente all’istruzione? E cosa si è fatto per la pubblica amministrazione?

Per rincuorare noi, poveri critici dell’eccesso, il premier ci ha regalato 135000 assunzioni di insegnanti precari “a pioggia”, senza alcun criterio meritorio, e altri ( ancora?!?!) ritocchi ai contratti di pubblico impiego.

Non mancheremo di far notare nei prossimi giorni, come peraltro abbiamo già fatto, come la “finanza laica” abbia abbandonato le previsioni utopiche del premier.

A risentirci..

Segnalo quest’ottimo post di Aquilante, contro tutte le falsità alla Robin Hood del buon Prodi.

Il Buon Mastella


La reclusione dovrà essere considerata «una misura punitiva estrema», riservata «alla criminalità organizzata, ai delinquenti abituali e da coloro che commettono reati che destano grave allarme sociale»...«più spazio dovrà essere conferito alle sanzioni diverse, irrogate in alternativa alla detenzione ordinaria».


A parte la vaghezza di linguaggio, geneticamente consona ai messaggi letti in pubblico da esponenti politici nelle varie manifestazioni, l'intervento di Clemente Mastella alla festa del corpo della polizia penitenziaria getta un velo di timore e stupore in chi scrive.

Come può, dopo l'errore dell'indulto, lasciarsi andare in questi ripiegamenti moralistici, divaganti in una sorta di bonarietà paternalistica? Le vittime di chi è stato rilasciato a causa dell'indulto, sono sulla coscienza del Ministro, anche se è molto difficile che se ne renda conto. Noto, quindi, che l'indulto non basta, ora bisogna mandare in carcere solo chi è davvero Cattivo, gli altri, lasciamoli ai domiciliari, o addirittura, facciamo pagare una somma, e chi s'è visto s'è visto. Come se la giustizia italiana fosse perfetta, come se non fossero mai esistiti casi di mala-giustizia in Italia.
Invece di proporre baggianate intrise di una cristianità posticcia, non certo originale e autentica, il Ministro dovrebbe darsi da fare a rivedere le carceri italiane ed il loro funzionamento. Rivedere il comportamento di alcuni magistrati, e a parer mio, porre seriamente la questione dei lavori forzati per determinati detenuti.