martedì, ottobre 31, 2006

Probabile sconfitta per Zapatero in Catalogna

Se tutto va secondo i pronostici la Catalogna, regione più ricca della Spagna, potrebbe rappresentare la prima sconfitta per Zapatero, tenuto conto anche del fatto che comunque la vittoria socialista qui rappresenta un’eccezione ai 23 anni di dominio del partito nazionalista.

I popolari potrebbe usare un’eventuale sconfitta in Catalogna per un’attacco diretto al Governo centrale di Madrid.

Nella testa di Prodi la certezza è un optional

Prodi sembra smentire quello che dicevano noi qui pochi giorni fa. A sentire il premier una riunione ha spazzato via tutti i problemi per un eventuale approdo unitario.

Quindi il Professore ha risolto:

  • i problemi con la sinistra Ds di Mussi e Salvi
  • i dissidi con i popolari della Margherita
  • il problema delle tessere della Margherita è rientrato
  • De Mita ha messo la testa a posto
  • Lamberto Dini ha finalmente confermato che non trama per un eventuale Governo Tecnico
  • I problemi circa il collocamento all’interno dell’europarlamento sono svaniti. ( accontentati i Ds).
  • Confermato contro tutto lo staff dirigenziale dei Ds, il principio di “una testa un voto”all’interno del partito democratico
  • Rientrate le voglie riformiste di Rutelli e Bersani
  • L’ennesima promessa di tasse a Rifondazione

Siamo felici per Prodi, ma con tutto il rispetto non ci crediamo…

Prodi affogato nelle tasse

Le tasse di sprecano. E’ di oggi notizia che la tanto vituperata tassa sui Suv viene abolita in cambio di un superbollo sulle auto superiori ai 100 kilowatt. Questo dice Visco, per “ benefici in favore degli over 75, e in particolare per i quali dovrebbe essere innalzata la no tax area, cioè la fascia di reddito in cui non si pagano tasse, da 7.500 a 7.750 euro”. Era nell’aria, ma per ora sembra smentita la notizia di un aumento dal 43 al 45% dell’aliquota irpef sui redditi sopra i 150000 euro. A montecitorio si è sparsa la voce che il PdCi proponeva addirittura un ulteriore 2% di contributo di solidarietà arrivando a un 47%.

Sono previste inoltre aumenti di prelievo dal 6 al 10 % sulle vincite del Lotto, mentre la commissione trasporti ha suggerito di aumentare di 3 centesimi la tassa d’imbarco sugli aerei. I Ds propongono una nuova tassa alberghiera.

Insomma, in Italia, la prima Finanziaria del governo Prodi è sinonimo di tasse.

Ogni giorno c’è un ping pong mediatico tra i giornali e le tv per intercettare nuove notizie riguardanti il decreto fiscale presentato in Parlamento e ogni emendamento mette al cittadino un senso di brivido per l’ennesimo esproprio ai suoi danni. I propositi di crescita di Prodi sono ambiziosi. Si è detto che entro due anni si vorrebbe puntare su un 2 – 3% costante di crescita.

Ma è giusto fare pagare un fantomatico e lontano rapporto deficit / Pil alle tasche, quelle si vicine, dei cittadini? Tutti gli esponenti del Governo di preoccupano di parlare di equità, di far pagare a tutti nessuno escluso le tasse, e solo da quel momento si potrà poi procedere, secondo loro, a un’abbassamento graduale del prelievo fiscale. La gente però, dopo appena due mesi di discussioni, è stufa di vedersi letteralmente “rubare” i proprio guadagni in nome di un’uguaglianza che mal stona con la dura e cruda realtà dei fatti.

La realtà è che una persona media, non soggiogata da facili ideologismi, vorrebbe che al posto di aumentare la pressione fiscale, il Governo tagliasse tutte quelle spese che rendono il nostro Paese ingessato e burocratizzato da una pubblica amministrazione intrisa di inefficienza e fannulloni. Vi ricordate quando l’ex ministro Lucio Stanca propose di recuperare un miliardo di euro di gettito solo da un taglio agli sprechi di cancelleria?

E’ giusto che tutti paghino la spesa sanitaria e ci sia poi gente che debba pagare le cliniche private perché più efficienti,e altri che non si possono permettere neanche il ticket nel servizio pubblico?

E’ giusto che in nome di un’utopico “diritto dei lavoratori”, la gente vada in pensione a 55 anni e cominci a lavorare a 30, pretendendo un sistema di protezione sociale che lo tuteli fino alla morte?

Prodi non pensa che sarebbe meglio cominciare a parlare di tagli, anziché di nuove entrate?

Perché l’individuo onesto, che lavora e paga già tantissime tasse, deve intervenire a fronte di una mancanza di coraggio politico di un Governo nelle mani di sindacati e delle sue correnti più conservatrici?

Pyongyang torna sui suoi passi

La Corea del Nord torna sui propri passi. Riprenderanno i negoziati a sei, fermi da Settembre, dopo un’incontro informale tra la delegazione di Pyongyang, quella cinese e quella statunitense.

La prova di forza coreana quindi, con il lancio prima di missili atomici nel pacifico,e dopo di un test atomico ( con tanti ma ) sotterraneo sul proprio territorio,era quindi solo un deterrente per riprendere i colloqui?

In una prima lettura sembra che il regime abbia mostrato infatti i muscoli, ben conscia del fatto che prima o poi una ripresa del rapporto multilaterale ci sarebbe stato. E’ chiaro che ora Pyongyang ha dalla sua un test all’apparenza riuscito, e che quindi può sfruttare questa situazione, pretendendo più concessioni davanti agli altri protagonisti della partita.

Per ora c’è anche da registrare comunque un successo della diplomazia cinese, riuscita, anche facendo la voce grossa, a sovrapporsi tra l’amministrazione Bush e Kim jong Il.

Proprio la Cina nel lungo periodo può essere un’efficace “scudo” americano sulle ambizioni geostrategicbe nordcoreane.

Pyongyang torna sui suoi passi

La Corea del Nord torna sui propri passi. Riprenderanno i negoziati a sei, fermi da Settembre, dopo un’incontro informale tra la delegazione di Pyongyang, quella cinese e quella statunitense.

La prova di forza coreana quindi, con il lancio prima di missili atomici nel pacifico,e dopo di un test atomico ( con tanti ma ) sotterraneo sul proprio territorio,era quindi solo un deterrente per riprendere i colloqui?

In una prima lettura sembra che il regime abbia mostrato infatti i muscoli, ben conscia del fatto che prima o poi una ripresa del rapporto multilaterale ci sarebbe stato. E’ chiaro che ora Pyongyang ha dalla sua un test all’apparenza riuscito, e che quindi può sfruttare questa situazione, pretendendo più concessioni davanti agli altri protagonisti della partita.

Per ora c’è anche da registrare comunque un successo della diplomazia cinese, riuscita, anche facendo la voce grossa, a sovrapporsi tra l’amministrazione Bush e Kim jong Il.

Proprio la Cina nel lungo periodo può essere un’efficace “scudo” americano sulle ambizioni geostrategicbe nordcoreane.

venerdì, ottobre 27, 2006

NO a "grandi coalizioni". Si al bipolarismo

Silvio Berlusconi, molti autorevoli bloggers, e tanti simpatizzanti del centro-destra, in attesa che il Governo Prodi cada, parlano già di “grande coalizione”. Male minore si dice. Meglio del Governo post-democristiano-comunista come quello attuale.

Ma siamo gli unici che guardiamo con sfavore a un esecutivo di larghe intese? Che crediamo nel bipolarismo duro e puro? Che speriamo che Prodi cada con le sue mani, e che al suo posto torni una maggioranza moderata e liberale?

Il Governo attuale è in una situazione non facile, ma per carità, non facciamoci prendere dalla “politica dell’inciucio”. Una sana alternanza politica è l’unica via “seria”, anche in un Paese poco “serio” come il nostro. ( spionaggi inclusi).

“Scegliamo di andare avanti” è uno slogan a noi conosciuto. Non vorremmo si tornasse indietro invece.

A risentirci..

giovedì, ottobre 26, 2006

Ancora per Sharansky presidente

Ogni tanto riprenderemo la campagna iniziato una settimana fa che vede Natan Sharansky, come unico idea possibile per un cambiamento alla presidenza dello Stato di Israele.

Meglio muoversi in anticipo..

A risentirci..

Chi la fa l'aspetti per Prodi

Chi di spada ferisce, di spada perisce…(qui) di Thejustchoice

Napolitano più onesto del re ( Prodi)

Napolitano, un presidente realisticamente corretto…

Concordiamo in pieno con l’analisi del comunista “che non mangia i bambini”.

D’altronde noi ne avevamo parlato giorni fa qui e Perla qui.

Prodi è d’accordo?

Ds furiosi con Prodi

Prodi è permaloso. D’Alema lo esplicita chiaramente. Fassino cerca, per ora, di tamponare l’insofferenza diessina verso il professore. In questi giorni di fuoco per una finanziaria ancora ostaggio di veti incrociati nella maggioranza, sembra svanire quel rapporto idilliaco instauratosi in questi ultimi mesi (anni) tra Romano Prodi e i Ds.

Tutti ricordiamo, nel punto più alto dell’alleanza tra i post-comunisti e l’ex manager dell’Iri, quando prima delle elezioni politiche di Aprile , Prodi rispondeva così a chi gli chiedeva chi avrebbe lui stesso votato : “Non lo so. Decido il partito in base a un calcolo squisitamente politico”. Segno evidente questo, di un malessere che a quel tempo albeggiava tra l’attuale premier e il suo partito di origine, in polemica col trio Rutelli-De Mita-Marini. Ora la situazione è cambiata radicalmente.

Non è tanto il rapporto con i singoli esponenti del partito diessino che preme rilevare, non a caso in questi anni i colloqui “sereni” con D’Alema si contano su una mano, ma una situazione divenuta afosa in merito a obbiettivi partitici e programmi di Governo.

Partito Democratico.

Il punto è chiaro a tutti : il problema si gioca in Europa. Gli esponenti diessini è da mesi che ripetono che un’eventuale unione con la Margherita e le altre forze riformiste si può fare solo se in un contorno socialista. Ovvero, o in un approdo degli altri partiti del futuro Pd dentro il Pse, oppure nella formazione di un nuovo gruppo che comprenda sia i gruppi del partito liberal-democratico, sia gli esponenti del Pse. A parte la difficoltà a trovare un approdo univoco anche per quanto riguarda i singoli partiti negli altri Stati nazionali, il problema vero è che pezzi della Margherita, e la sinistra Ds, per motivi opposti, sono nettamente contrari a una formazione di questo tipo. In questo caso prevalgono infatti gli interessi personali e delle singole componenti su quello comune del Pd. In tutto questo, il malumore diessino nasce forse da un’eccesso di delega a Romano Prodi, incapace, per ora, di gestire la situazione da vero statista, e relegato al ruolo fino ad ora, di moderatore. Dovendo trovare un punto d’incontro tra le richieste della base, non disposte per ora a perdere i connotati social-democratici, e le esigenze politiche che dovrebbe portare a uno sbocco unitario, i Ds sono tentati di riprendersi la delega data al premier, senza garanzie però. Come reagirà Prodi?

Programma di Governo.

La partita forse è qui più complessa che quella del punto precedente. All’interno del Governo e della maggioranza parlamentare sembra aver preso vigore un’inedita alleanza sinistra radicale-Prodi- Padoa Schioppa che mette ovviamente in secondo piano i Ds. La Finanziaria, dopo un DPEF per certi aspetti positivo, è tornata ad essere impregnata di lacci e lacciuoli burocratici, spese e tasse a non finire. Segno che il profilo iniziale riformistico è stato abbandonato in nome della “conservazione”. Grande regista ovviamente Bertinotti che vanta un rapporto con il Professore indubbiamente ottimo. Ieri per l’ennesima volta è stata la volta della vice-capogruppo alla Camera, Marina Sereni (Ds), a ricevere un altro smacco dal Governo ( Prodi). La proposta, per altro concordata, si sussurra, con la Cgil, di aumentare l’aliquota per i redditi sopra ai 150000 euro al 45%, è stata bocciata dal ministero dell’Economia, facendo digerire un altro boccone amaro a Piero Fassino.

In questi giorni poi, le voci più critiche alla Finanziaria, sono tutte di marca Ds: Bersani la definisce “non coraggiosa”. Nicola Rossi, si chiede se “esiste ancora una sinistra liberale nel Paese”. Enrico Morando, presidente della commissione Bilancio al Senato, dice di “smetterla di puntare sulle tasse”.

Insomma, Prodi sembra, per ora lasciare da parte le istanze degli esponenti più fieramente riformisti, preferendo una strada, sicuramente meno “pericolosa” per il consenso politico, anche se sono di questi giorni i sondaggi di opinione che vogliono una Cdl in vantaggio di 10-15 % rispetto all’Unione.

Cosa fara Prodi?

Ieri Prodi si è lamentato che non “può essere il premier per tutte le stagioni”. Sintomo evidente di un malessere che regna nel Governo, ma che soprattutto sottolinea come il premier sia stufo di ricevere punzecchiature da tutte le componenti della maggioranza. Dietro il “tutte le stagioni” si intravede bene però un chiaro messaggio politico, anche in questo caso rivolto ai Ds. Sono loro gli scontenti, tanto è vero che anche la voce istituzionale per eccellenza dei Ds, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ha auspicato un “impegno comune” in nome di scelte coraggiose. Si profilano le breve periodo due linee : quella oltranzista e decisa allo scontro del ministro degli esteri Massimo D’Alema, e quella dei tessitori, capitanati dal segretario Ds, Fassino. Per ora sembra comunque prevalere la seconda linea, ma fino a quando i Ds saranno capaci di subire le gaffe del Professore?

Vittoria contro l'estremismo

Per fortuna questa volta la giustizia ha fatto il proprio corso…

Una vittoria per tutti quelli che credono nella liberta di espressione contro il bigottismo assoluto di talune frangie estremiste..

Sondaggi di MID-TERM

Interessante sondaggio sulle elezioni di mid-term su tutti temi di politica interna e estera..Ci avviciniamo all’election day un po’ scettici però..

mercoledì, ottobre 25, 2006

Prodi contro l'università

Anche i rettori delle università italiane protestano col Governo per i tagli alla ricerca e allo sviluppo. E’ vero che il meccanismo pubblico universitario ha i suoi problemi, e il drenaggio della spesa non è purtroppo semplice da gestire, ma arrivare a tartassare le già “povere” università statali vuol dire autentico “masochismo politico”.

Da tempo crediamo che la soluzione migliore sia alla fonte, e cioè trasformare le università da pubbliche in fondazioni. Ci sarebbe comunque da approfondire.

Qui ci chiediamo: ma con tutto l’esorbitante muscolo burocratico che muove la nostra pubblica amministrazione proprio all’università bisogna tagliare? Come mai al contrario si procede ad aumentare per l’ennesima volta i contratti nel pubblico impiego, e favorire con leggi ad hoc gli impiegati comunali e regionali, non distinguendo tra meritevoli e fannulloni?

L’incongruenza di certe proposte è a volte devastante..

Palestina alle corde

Il velino ci porta su un tema fuori dalle cronache dei giornali di questi giorni di finanziaria. La situazione in Palestina, dopo l’annuncio giorni fa, di un possibile incontro tra il premier Olmert e il presidente dell’Olp Abu Mazen, è gravemente precipitata per un irrigidirsi delle posizioni di Hamas. Come era prevedibile c’è stato il temuto effetto a catena della guerra in Libano.

Hamas, sta facendo la voce grossa dopo le recenti non brillanti performance dell’esercito israeliano in Libano, ed è per questo che sta tirando più del dovuto la corda. Hezbollah, agli occhi della brigate Al-Qassan, braccio armato di Hamas, rappresentano un modello da seguire per imbastire una somossa in Cisgiordania, dopo lo sgombero in buona parte della Striscia di Gaza. Il solo ostacolo ad Hamas per ora è interno.

Infatti in Cisgiordania, soprattutto nella zona di Hebron e Jericho da farla da padrone sono gli uomini di Al-Fatah. Proprio le brigate dei martiri di Al-Aqsa, braccio armato del partito vicino al presidente, fatalmente tengono viva la speranza che in Palestina non si cadi nell’più assoluto odio verso Israele. La Siria, anche se uscita piuttosto ridimensionata dallo scontro in Libano sembra mantenere ancora una certa influenza sul movimento islamico al potere nell’Olp. La situazione sta cambiando però. Hamas, almeno per quanto riguarda i diktat politici e di comunicazione sembra adattarsi a un modello più grintoso e velenoso come quello iraniano e del suo presidente fanatico. Forse sta svanendo l’ombra siriana sull’estremismo islamico palestinese, passando la mano al gigante sciita iraniano. Poco importa la diversità di vedute religiose. Quello che conta è la visione comune che vuole un Israele sparire dalla faccia della Terra e un modello unico islamico che si estenda dall’Indonesia al Marocco. La palla ora è nelle mani del premier Olmert. E’ di ieri la notizia dell’allargamento del Governo al partito religioso di destra Israel Beitenu e al suo leader Avidgor Lieberman. Il partito, che raccoglie molti consensi nell’entourage russofono ed ex-dissidente sovietico, ha una posizione strategica molto importante. Se passerà la mozione alla Knesset, il suo leader sarà designato vicepremier e posto alla guida di un nuovo ministero, degli «Affari Strategici».

Forse, il governo, in un ruolo chiave come quello geo-politico ha preferito optare per una soluzione “forte”, fiera della visione del”grande Israele”.

Olmert ha poco tempo per vedere cosa fare. Il radicalismo giganteggia in terra santa e di certo i continui proclami “atomici” di Ahmadinejad non aiutano.

Basta "ritocchini" governativi

In queste ore il tema caldo ritorna ad essere la Finanziaria, o meglio ancora, il decreto fiscale allegato. Alcune modifiche per quanto riguarda il regime delle detrazioni agli over 75, e un piccolo rialzo dell’ultima aliquota per i redditi eccedenti i 150.000 euro sono alcune novità dell’ultimo minuto. L’emendamento presentato dal Governo sulla Finanziaria prevede l’'introduzione di un contributo di solidarietà del 2% sulla parte di reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche eccedente i 150.000 euro. Dopo quel reddito, quindi, l'aliquota applicata sarebbe del 45%.

Il ministro Visco dice che la manovra, secondo lui, è perfetta, ma è incomprensibile ( a noi ci sembra di averla abbastanza capita), e su quanto detto prima aggiunge che l'emendamento sulla curva Irpef conterrà solo «piccole correzioni», ma senza cambiare «il senso dell’operazione». Visco ha anche aggiunto che «sta aspettando la convocazione della commissione Bilancio per illustrare l’emendamento».

Ora vengono da sé alcune riflessioni. La rimodulazione Irpef già presente in finanziaria è stata nuovamente condita con un altro aggravio di aliquote per le fasce più alte di reddito.

L’esecutivo continua a piccoli passi sulla strada del rialzo delle tasse, dopo che nei 5 anni precedenti si era assistito a una leggere riduzione delle aliquote e un conseguente abbassamento di pressione fiscale di 1,5%. Il fatto di essere tranquilli perché non sono previste altre variazioni non fa passare notti tranquille a tutte quelle persone che credono che l’arma delle tasse non sia quella giusta per fare crescere il Paese. Testimonia il fatto che in una fase comunque di crescita, anche se estremamente debole, sarebbe auspicabile da un esecutivo che mettesse al primo posto l’individuo, rilanciando i consumi lasciando una quantità di reddito più elevata nelle già corte tasche dei cittadini. E’ allarmante il fatto che si dica inoltre che agire sulle entrate non sempre è positivo per il Pil ( Pennacchi), ma che poi non si opti neanche per un taglio drastico di spesa corrente. In particolare nella sanità e nel sistema pensionistico siamo sempre alle solite: sentiamo sempre promesse future e “giochini” mediatici come la tanto decantata opzione di destinare la quota del Tfr all’inps. Tanto fumo e niente arrosto per sviare i problemi veri del Paese. Tra l’altro i settori a cui si faceva riferimento precedentemente sono del tutto iniqui soprattutto per i ceti meno abbienti, che dovrebbero essere le fasce più tutelate da un esecutivo progressista.

Si spera che le piccole “manovre” del Governo finiscano, e che l’accoppiata Padoa Schioppa - Visco si concentri sugli sprechi statali lasciando in pace i cittadini.



martedì, ottobre 24, 2006

Ridiamoci sù

A Bologna è uscito uno scoop che potrebbe risolvere le problematiche prodiane relative alla finanziaria. Fonte della notizia è Il Resto del Casino, popolare giornale del luogo.
Secondo questa news il governo avrebbe trovato degli accordi sia con gli alleati scontenti sia con l'opposizione:

1- meno tasse per i neonati se in possesso di un contratto d'affitto;
2- sconti in palestra per chi ha compiuto più di cent'anni;
3- ici ridotta del 30% a tutti i clochard all'acquisto della prima casa;
4-incentivi statali ai comuni con meno di 5 abitanti;
5- detassato il proprio funerale;

lunedì, ottobre 23, 2006

Un divorzio per i cattolici?




Nell’editoriale del
Corriere di sabato 21 ottobre, Galli della Loggia, in prima istanza, sottolineava come dopo l’intervento del Papa a Verona fossero nate numerose spaccature all’interno dei cattolici. Tutto ciò in relazione a vari temi sollevati e (soprattutto ) non sollevati da Ratzinger. Questioni come la Tradizione e la Modernità, visti come perni sui quali verte gran parte del dibattito “interno”, sono diventati di cruciale importanza.
Importante è stata anche la frase del Papa riferita agli intellettuali “devoti”, ai laici disposti a riconoscere il ruolo della religione all’interno dell società: “Considerare nostri interlocutori anche importanti uomini di cultura non credenti, ma che avvertono il rischio di staccarsi dalle radici cristiane”. Riferimento chiarissimo riferito a nobili figure quali Pera e Ferrra, tra l’altro freschi freschi di un recente scontro verbale in riferimento proprio al manifesto che Pera sta portando avanti da un pò di tempo.
Inutile dirlo, i Cattolici sono sempre più divisi. Sia in Parlamento, dove molti sono costretti a condividere la “stanza” con comunisti di vecchia data, sia nelle piazze (“costruite” da Papa Wojtyla, nelle quali si scontrano numerose correnti. Scarsa unità, anche per colpa delle dichiarazioni del Papa, molto forti e decise. Ma ricordiamoci, almeno Benedetto XVI,non parla il politichese, quindi non potrà mai accontentare tutti.

venerdì, ottobre 20, 2006

Chi è il più famoso dei "non- esistiti"?


Navigando su Internet, sul sito Ansa, ho trovato questa piacevolissima notizia: Alan Lazar, Dan Karlan, Jeremy Salter, hanno appena pubblicato un libro ( HarperCollins edizioni) dal titolo "I 101 personaggi più influenti che non sono mai vissuti.
Secondo questo simpaticissimo libro, ogni personaggio realmente non esistito, ha contribuito a lanciare un messaggio al mondo, giusto o sbagliato che sia.

Sotto il cinquantesimo posto troviamo James Bond, simbolo dell'intrigo, del fascino sessuale (un vero english-man) mentre la mitica Barbie si posiziona solamente al 43° posto con la sua immagine (davvero poco femminista!) di donna facile e fisicamente perfetta. Lì vicino troviamo anche Icaro e tanti altri personaggi nati in tempi più remoti.

Salendo di grado nella graduatoria troviamo molte sorprese. Amleto, Frankenstein, Sigfrido, Sherlock Holmes, Romeo e Giulietta, il dott. Jekyll e Mr Hyde, ma il bello viene nelle prime posizioni.
Al quarto posto si classifica Babbo Natale il quale, dopo aver superato di popolarità il buon vecchio e cristiano San Nicola, si gode tutta la sua mondiale popolarità. Simbolo di affetto e altruismo, il vecchio dispensatore di doni, è anche stato "vestito" da Coca Cola, ed ha assunto un'immagine da vero Politically Correct, se non fosse per il peso... (bisogna essere magri, ma per quello bisogna prendere esempio da Barbie).
Al terzo posto (attenzione, siamo sul podio) troviamo Rè Artù. L'uomo umile, diventato monarca saggio e generoso. Simbolo di coraggio e virtù, un vero eroe a cui ispirarsi. Rousseau sarebbe fiero di lui..
La medaglia d'argento và al Grande Fratello, l'occhio che-tutto-osserva del libro 1984 di G. Orwell. Icona della pesantezza e dell'opulenza della società verso l'individuo.
Ma al primo posto non troviamo nè topolino nè Nonna Papera, bensì Marlboro Man!
Il vero responsabile di milioni di cancri ai polmoni, alla trachea e all'esofago. Un'eroe negativo, ma diamine, pur sempre un vip. Con le sue pubblicità negli anni d'oro americani, il buon vecchio, saggio e virile cow boy, ingannò milioni di persone, con messaggi più o meno subliminali. Mi chiedo però dove sia finito nella classifica il clown di Mc Donald's (non ha forse favorito la fioritura di milioni di infarti? La nascita di malattie cardiovascolari? Deve ancora farne di strada rispetto a Marlboro Man...).

-L-

Primi mesi primi fallimenti per Prodi

Dario Di Vico sul Corriere di oggi invita a riflettere sul declassamento avuto ieri dall’Italia dalle agenzie di rating internazionale. Essere sullo stesso piano ,in quanto ad affidabilità, del Botswana non è un bell’andare. Anche se sinceramente scappa abbastanza da ridere….

Viene da se un’analisi dell’attuale esecutivo. Tutti gli analisti ci dicono che un governo notoriamente realizzi le opere migliori del proprio mandato nei primi mesi di legislatura, perché “libero” da pressioni di gruppi d’interesse ed eventuali lobby “mangiasoldi”. Ne prendiamo atto, perchè se in questi primi mesi del Governo Prodi si sono consumate le scelte “migliori” , allora attendiamo con una sorta di formicolio interno-budellare i prossimi mesi ( anni??!?).... Da paura..

Continua poi il valzer di editorialisti “speranzosi”, alla Michele Salvati.

Ieri notavamo qui che tali autorevoli personaggi nutrono comunque grande speranza per le scelte future dell’Esecutivo, ben consci di avere capito gli eventuali errori passati e di presente.

Come dire..”La speranza è l’ultima a morire”…

Beati loro!

giovedì, ottobre 19, 2006

Declassamenti prodiani

Declassamento delle agenzie di Rating per l’Italia.

Eppure metà Italia più uno ( Francesco Giavazzi) lo avevano detto a Prodi di tagliare la spesa pubblica corrente.

Politici testardi…