martedì, aprile 24, 2007

Asse AN-FI in fretta!!

Il centro destra deve ripartire dal centro sinistra. Pur criticabile nei meriti, nei contenuti e nelle persone, è innegabile che i democratici qualche passo lo hanno fatto. Sono andati avanti lo stesso. E’ di oggi la notizia che Angius esce dai DS. Un altro pezzo di storia se ne va, dopo Mussi.

Il 17% globale del partito va quindi verso un’altra sinistra. Prende un’altra strada.

Rutelli ha detto che Berlusconi teme il partito democratico. Il problema non è se Berlusconi teme o meno il Pd, ma piuttosto che cosa può portare alla politica italiana in generale la nuova forza nata dai congressi di questo fine settimana. Una forza come quella attuale vale all’incirca il peso che ha FI. Un 30 % scarso dei consensi quindi.

Possiamo parlare di partito unico? Evidentemente no. Si può parlare di nuovo partito. Ma non di soggetto unitario. Per il semplice fatto che vi è un’altra 20% circa che naviga tra l’estrema sinistra e il centro mastelliano e folliniano.

Dove è la novità allora? Probabilmente che c’è un’unione della cultura social-democratica con la cultura cattolico democratica. Fin qua tutto condivisibile. Anzi auspicabile per chi crede nel sistema dell’alternanza. Il problemi saranno i contenuti e i valori a cui si ispirerà tale partito. La leadership in tal senso appare un problema assai minore.

Come già detto quindi un soggetto capace di raccogliere il 30 % dei consensi non è altro che un partito come altri, come lo è stato il PCI per tutta la sua storia, o come era la DC. Un partito senz’altra di massa nelle intenzioni dei suoi dirigenti, ma che mal si concilia col sogno di Parisi e Bordon. Ovvero un’ulivo che raccolga sotto le sue bandiere più di due culture politiche.

Il centro destra deve però muoversi. Guardare dall’alto della collina la battaglia tra Achei e Troiani non serve a nulla. Achille prima o poi dovrà scendere in campo. Quando lo farà si spera non sia troppo tardi.

Un’asse FI-AN per ora è la più probabile. È capace di raccogliere il 42-43% dell’elettorato e si propone come il timone di un’asse laica liberale cattolica moderata. Tutto questo con un’appoggio leghista che porta in dote un 10 – 12 % al Nord. Questo è lo sbocco a cui si deve arrivare. Per questo secondo noi il referendum sulla legge elettorale si farà e le bozza Chiti e Calderoli cadranno nel vuoto. Perché questo è il volere del Cav e di Fini. Un maggioritario porterà Casini davanti a un bivio. Scegliere di andare a morire da solo o di accasarsi al Partito delle Libertà. D’altro canto i democratici saranno consapevoli che un sistema dell’alternanza potrebbe portare a quanto è capitato a Segolene Royal in Francia : gli indecisi tra l’estrema sinistra e la sinistra voteranno per loro, per paura di dare un voto che indirettamente benefici il centro destra.

Un’asse Rutelli-D’Alema-Berlusconi-Fini è nell’aria. E se si muovono i maggiorenti di tali partiti Bertinotti e Mastella sanno che poco possono fare.

La strada è quindi segnata. Il partito democratico avrà alla sua sinistra una grande forza di sinistra. Il partito delle Libertà sarà probabilmente l’unico soggetto degno di nota nel centro-destra italiano, compiendo finalmente il passo che tutti i moderati si aspettano da tempo.

Più che la paura di Berlusconi per il partito democratico quindi, si potrebbe azzardare una paura di Fassino e Rutelli a vedere come i loro sforzi negli anni potrebbero essere preceduti da uno scatto politico del Cavaliere che brucierebbe più tappe in un colpo solo.

A quel punto un centro destra finalmente unito sarebbe una garanzia di sicurezza al Governo ben di più di un partito democratico in balia di un 15% di elettori di estrema sinistra che si muoveranno per contrastare tutto quello sa di riformista.


Sarkozy vera passionaria di Francia

Sarkozy probabilmente al secondo turno vincerà. Non fosse altro perché l’elettorato centrista non è altro che una trasfusione di voti provenienti da destra. Solo una piccola parte di essi infatti sono socialisti scontenti. In queste elezioni francesi, amerinikanizzate al massimo, il punto vero è l’impostazione personale data dai due candidati forti alla campagna elettorale.

Sarkozy ha fatto breccia sulla gente. Ha giocato di sponda con l’elettorato di destra mentre ha rincuorato tutti i moderati impauriti dallo spettro di Le Pen.

Ha accontentato la gente semplice dell’Alsazia ed è andato a St.Germain quartiere dove sta il cuore dei radical-chic d’Oltralpe. Ha vinto al primo turno perché ha messo quella passione che mancava nell’agenda poltica francese. Una terza via tra gollismo e populismo estremo ha portato nei cuori dei francesi voglia di ricambio generazionale e fiducia sulla grandezza della Francia. Nella sua campagna temi di destra e sinistra si sono scambiati i ruoli, in nome di un concetto più alto. Quello di Nazione. Tipiche prove di orgoglio nazionale che solo la Francia sa dare. La vera donna, la vera passionaria di Francia è quindi Sarkozy. Innovatore della politica, che prima parte dai valori e poi riflette sui problemi. Quel grado di intendere la “cosa pubblica” in nome del trio cultura-politica-economia tanto caro alla Destra italiana, che qui da noi, in nome del vecchio Marx, è stato completamente ribaltato.

Questa terza via forse ha regalato un personaggio nuovo ai francesi. Un nuovo De Gaulle, formato 2000, con i suoi pregi e i suoi difetti, un po’ rude, magari non simpaticissimo, ma terribilmente concreto quando serve, e filosofo in altri momenti.

Lui la “vera passionaria” si è scontrato contro chi ha cercato di unire. E chi cerca di unire immancabilmente tende a sminuire. Segolene ha fatto questo. E’ riuscita a compattare il blocco socialista lasciando agli estremi poche centinaia di migliaia di voti ma non è riuscita dove invece è arrivato Sarkò: far breccia nella gente.

Tutto impostato sul “tutti tranne lui” ha burocratizzato la campagna elettorale. Ha creato un’ernome massa di scontenti verso tutto. Verso l’Europa. Verso la Francia. Verso gli Stati Uniti. Verso gli immigrati. Una proposta di retroguardia. Un gelido pessimismo incapace di dare delle risposte a una società complessa come quella francese. A livello internazionale hanno pesato le numerose gaffe sull’Iran, sulla guerra in Libano e sugli Stati Uniti. Questo ha portato Segolene ad essere più cauta. A galleggiare a pelo d’acqua. Non è così che si conquista il consenso però.

Ora spera di unire ancora. Di portare dalla sua parte il centro. Forse servirà. Forse no.

Aggregare però non sempre riesce a essere la mossa politica più convincente.

C’è lo insegna Sarkozy. La prima donna di Francia.

domenica, aprile 22, 2007

Draghi Vs Governo

Draghi parlando da Berlino ha detto che in Italia devono calare le tasse.

Mentre i DS e i DL si uniscono facendo un partito unico, e Prodi deve mediare per la spartizione del “tesoretto” tra Ferrero e Padoa-Schioppa, continuano i moniti del Governatore verso l’esecutivo e la classe dirigente del Paese.

La politica italiana sembra essersi fermata ai congressi di partito, anche se la vita economica del Paese va avanti. L’economia in Eurolandia sta marciando a ritmo sostenuto. L’euro è a livelli record da 3 anni a questa parte, e come volevasi dimostrare, quando l’Europa tira, il timone lo ha la Germania. L’export è forte, sale la fiducia negli investimenti, e se da noi la politica soffia sul collo a chi mette capitali, evidentemente non è così in quella che potrebbe ritornare la terza economia globale.

Draghi questo lo sa. Non a caso per l’Italia ha prospettato appunto due ricette. Abbasso delle tasse e riduzione di spesa pubblica corrente. Il ministro dell’economia ha detto però che non si parlerà di riduzione delle imposte prima del 2008.

L’intenzione dell’esecutivo in questi due anni è agire sulle pensioni e sui rinnovi contrattuali. Tutto questo in direzione opposta a quanto ci sia di più utile per crescere. In Germania negli ultimi tre anni si è pensato al taglio del costo del lavoro e all’Iva. Da noi la priorità è rinnovare i contratti di pubblico impiego, ascoltando le resistenze dei sindacati sul veto alla contrattazione aziendale. Passo che comporterebbe un’aumento salariale non dovuto a leggi , ma alla produttività.

La sinistra massimalista pensa a come aggirare la riforma Maroni e lo scalino che essa comporta dal 2008. Su questo infatti il centro sinistra della maggioranza è più cauto, e il ministro Damiano ha esplicitamente detto che un’abolizione tout-court pare impossibile per mancanza di fondi.

Gira e rigira, mentre i mercati danno fiducia, gli U.S.A rallentano ma non si fermano, e i mercati asiatici sembrano tenere la domanda degli ultimi anni, da noi si pensa come al solito a galleggiare. Riforme radicali sarebbero opportune. E invece l’unica preoccupazione sono la politica ( con la p minuscola) e rinnovare, riesumare, e riprendere.

Il ri- sembra di rigore nell’esecutivo, dovuto forse al fatto che le cose già masticate sono più facili da portare termine e hanno un consenso più elevato.

Draghi parla quindi. Il Governo fa orecchio da mercante però.

venerdì, aprile 20, 2007

Berlusconi meglio di Bertinotti e degli U.S.A

Il cavaliere è stato accolto come il salvatore della patria. Dopo una demonizzazione continua durata 5 anni ora l’elite progressista del Paese si ricrede. Si scopre tutto ad un tratto Mediaset boys. Si scopre che è qualcosa di più di un’azienda del capo dell’opposizione italiana. In tutto ciò si registrano gli applausi ricevuti ai congressi di DS e DL dove il cav. ha partecipato come special guest, e come al solito ha ripagato i delegati con la sua straordinaria performance. “ Mi iscriverei anche io al PD”, ha detto ieri il Cav. dai DS.

Forse era vero quello che diceva sulla “ sinistra che lo demonizza”? Forse è vero che venendosi incontro alla fine i nodi si possono risolvere? Non lo sappiamo.

Sappiamo però che apparirebbe ridicolo che si tornasse al clima di odio pre-elezioni. La normalità della politica passa anche dal non gettare fango su chi la pensa in modo diverso.

Quindi, mentre la Telecom-story va avanti, i democratici sembrano aver scelto. Tra la sinistra antagonista e gli U.S.A loro scelgono Berlusconi.

L’analisi sarebbe lunga. Appare interessante però come Prodi-Fassino sulla legge elettorale siano in sintonia con FI e AN rispetto a tutti i partiti alla sua sinistra, e con Mastella che minaccia il “tutti a casa”.

Sul gossip finanziario invece il nulla osta del blocco DS-DL a Mediaset sembra un buon viatico per una legge sul conflitto d’interessi relativamente condivisa, e una legge Gentiloni non del tutto forcaiola.

Asse Berlusconi-Prodi quindi. Ci aggiungiamo mediatore D’Alema col benestare di Rutelli e Fassino.

Palla al centro quindi. Attendiamo sviluppi

venerdì, aprile 13, 2007

Il Diavolo in corpo

E cosi il milan è in semifinale. Chi se lo aspettava dopo un’estate così travagliata, che il vecchio Diavolo potesse arrivare quasi in fondo alla competizione più importante per club? Eppure il team di Ancelotti ha dimostrato ancora una volta che le partite vere, quelle che contano, quelle a cui pensi da due giorni prima, non le sbaglia mai.

Il caso ha voluto che si sia evitato il derby tutto italiano con la Roma. L’astuzia di Inzaghi ha fatto si che sulla strada dei rossoneri ci sia la squadra che gioca meglio in Europa. L’orgoglio di Seedorf ha fatto si che in queste semifinali di coppa ci sia almeno un po’ di quel calcio latino, fatto di geometrie e tattica, contro lo strapotere anglosassone fatto di cross e soldi.

Il Milan come gli ultimi quattro anni arriva in fondo quindi. In fondo dove è drammaticamente sfavorita per organico rispetto al Chelsea e allo United, ma paurosamente avanti in fatto di esperienza.

Il modello Anglosassone, figlio di paperoni russi e americani deve fare i conti quest’anno con Maldini e company. Forse basteranno i primi dieci minuti allo United per battere il Milan, come è successo alla Roma, o forse no. Ma sicuramente sarà una lotta fino all’ultimo minuto perché quando c’è di mezzo la Champions il Milan si trasforma.

E’ come una metamorfosi lenta un anno. Tutto ad un tratto esce da quella mediocrità che sfoggia nel campionato, e mette tutto quell’orgoglio che solo il Milan sa dare in partita. Una forza dirompente attraversa il cervello degli 11 che entrano in campo, una forza che esce quando sentono l’inno della champions, e mezza Italia si collega al mercoledì su sky sport 1. Una forza che torna normale quando alle 15 di domenica il Milan torna a calcare i campi nostrani. Una specie di Dottor Jeckill e Mister Hide che tanta magia lascia sui 65000 di S.Siro che ogni anno diventano leoni per una notte grazie alla prodezze di Kakà.

La forza del Milan sta nel gruppo. È un gruppo che aveva solo la Juve, prima che arrivasse Calciopoli. Un gruppo unito, che si chiude a testuggine quando le cose vanno male, e non si esalta alla prima vittoria. Insomma un gruppo umile. Un gruppo che incarna a dovere l’anima del suo allenatore. Una persona semplice, dal quel di Reggiolo, terra emiliana di gente che lavora, gente con i piedi per terra, concreta. E cosi il Milan. Un po’ la sua creatura. Tutti ricordiamo quando è venuto al Milan dopo due anni di secondi posti con la Juve. Dopo gli insulti e l’etichetta di perdente stampata sul volto. Invece è risorto Carletto. Una Champions e uno scudetto vinto. Un’altra champions persa ai rigori e un campionato l’anno scorso, finito a 89 punti dietro una squadra ridotta ormai a una favola del passato.

Il Milan ha la calma dei forti. L’astuzia di gente abituata a soffrire. La fortuna di chi sa che ogni tanto è inferiore sul campo ma superiore nella testa. Insomma, roba da professionisti.

Il calcio non è terra per aridi frombolieri, o meccanici schemi dai e vai. Il calcio è passione, stile, e questo old style rossonero ci piace. Questa umiltà a piccoli passi ci appassiona. Queste formiche operaie, che a piccoli passi ci avvicinano ad Atene, sanno che la strada è lunga. Davanti hanno Golia, che purtroppo è meno impastato e lento di quello biblico. I vari Rooney, i Ronaldo, i Giggs sono ostacoli alti, e forse sarà un revival dell’anno passato dove il Diavolo si è dovuto inchinare a chi era oggettivamente più forte. Ma sappiamo che il Milan se la gioca, perché se no non sarebbe il Milan.

il 24 Aprile saremo davanti alla tv. Curiosi di vedere come si comporterà la squadra più italiana d’italia ma che pensa non da italiana.

Questo è il paradosso di questo Milan. In campo contro il Bayern c’erano 7 italiani su 11 giocatori. Un’ernormità, se pensiamo all’Inter campione d’Italia, dove anche un campione del mondo come Grosso è lasciato in panchina. Questa sfida Inghilterra – Resto del Mondo è affascinante anche per questo, e pur non arrivando a dire che si rivedono le notti di Berlino, diciamo che l’orgoglio nazionale viene fuori.

S iamo fieri di vedere una squadra con ben 6 campioni del mondo che giocano. All’opposto la testa così poco dedicata al campionato, riesce a farci pensare che il Milan soffra in Italia. Che si senta stretta nella mura di casa.

Una squadra che forse si sente Internazionale, e che vuole fare concorrenza a una che lo è di nome, ma che fuori dalle Alpi appare così debole da pensare che sia uno scherzo.


martedì, aprile 03, 2007

Esordio col botto


"E' difficile dire dei no, porre dei paletti in ordine al bene quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso. Se l'unico criterio diventa quello dell'opinione generale perché dire no, a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti?"

'Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana , non vi e' piu' un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l'unico criterio o il criterio dominante e' il criterio dell'opinione generale, o dell'opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente - allora e' difficile dire dei no, e' difficile porre dei paletti in ordine al bene''.

''Perche' dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perche' dire di no? Perche' dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perche' dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due liberta' che si incontrano? E via discorrendo, perche' poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono gia' presenti almeno come germogli iniziali''.

'Oggi ci scandalizziamo ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell'etica che riguarda la natura umana, che e' anzitutto un dato di natura e non di cultura, e' difficile dire 'no'. Perche' dire no a questo a quello o a quell'altro. Se il criterio sommo del bene e del male e' la liberta' di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o piu' sono consenzienti, fanno quello che vogliono perche' non esiste piu' un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non piu' l'uomo nella sua liberta' di scelta ma nel suo dato di natura''.

E pensare che c'era chi lo considerava un moderato...

Ruini docet

domenica, aprile 01, 2007

Asse saudita-israeliana contro Teheran

Il premier israeliano Olmert apre a tutti i Paesi Arabi per una soluzione sulla crisi israelo-palestinese. Non è la prima volta che notiamo un’apertura così diretta ai negoziati anche se fa sempre scalpore constatare come un piccolo Stato sia sempre al centro del dibattito geo-politico mondiale.

Israele ci prova. La bozza predisposta a Riad, nell’ultimo summit dove era presente la delegazione palestinese è uno stralcio di quello che è uscito dall’ultima riunione della lega araba dove sostanzialmente il tutto si è risolto con un nulla di fatto.

La proposta, interessante perché propone un riconoscimento dello Stato ebraico da parte di tutte le nazioni arabe in cambio di uno Stato palestinese sui confini del ’67, non ha, nella forma attuale, nessuna possibilità di decollare.
La Lega Araba non ha infatti introdotto il minimo accenno ad aperture o negoziati per modificare le parti del piano basate sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi in Israele e sull’immutabilità dei confini del ’67. Questa versione è appunto quella originale del summit del 2002 dove ancora i sauditi si sono proposti mediatori e hanno avanzato una serie di punti da far approvare alle parti in causa.

Un revival dei confini al ’67 è inaccettabile da parte di Tel Aviv, e questo lo sanno anche i paesi arabi.

Israele sa anche che il rinvio senza decisioni sulla questione con la Siria per le alture del Golan, rappresenta lo scontro diplomatico tra i sauditi e il regime di Damasco, alauita, e deciso quest’ultimo ad accogliere le proposte di Teheran piuttosto che quelle di Re Abdullah.

Tra mille problemi e incomprensioni si riconosce comunque uno sforzo di Riad di tornare al centro della scena politica dopo una stagione di insulti e scontri sull’asse Israele-Libano-Iran. Il ruolo che in queste ore sta cementando nell’opinione pubblica Teheran preoccupa l’Arabia Saudita, che vede in questo braccio di ferro con l’UK, e in genere contro la comunità internazionale, un tentativo di accreditarsi come il possibile timone per una rivolta araba contro l’invasore occidentale e gli infedeli. Da qui nasce lo sforzo per una pace in Palestina, dove si è cercato di ricucire il rapporto con Hamas, ormai entrato nell’orbita di Teheran, e dall’altro lato di tentare di porre un freno, per ora abbastanza efficace, a un’escalation di guerra civile che continuava da mesi tra le fazioni di Al Fatah e Hamas. Il governo di unità nazionale in terra santa è frutto dell’intenso lavoro diplomatico di Riad, e parzialmente Israele ha visto di buon auspicio l’introduzione nell’esecutivo di uomini di Al Fatah, pur non riconoscendo la guida del primo ministro di Hamas. Il ruolo di primo piano saudita è ben condiviso dai paesi arabi che più di altri si battono per una pace nella regione e in particolare la Giordania, il Marocco e l’Egitto.

Nelle intenzioni di Riad c’è il fatto che risolta la questione palestinese si potrà pensare con più calma al Libano, all’Iraq, e perché no, trovare una soluzione sull’Iran. Da segnalare infatti sulla questione del nucleare, l’apertura della Lega Araba all’uso civile, cosa che di fatto ha aperto la partita all’energia nella regione, nel caso di completamento delle centrali da parte dell’Iran.

Il ruolo saudita quindi è un ruolo che vuole per forza di cose essere di primo piano, e anche per questo che pur aprendo, Olmert andrà in punta di piedi, perché a Tel Aviv conosco la capacità di ribaltamento delle questioni tra i paesi arabi, dovuta a tensioni interne, che troppe volte hanno fermato i negoziati.

Rimane il fatto però che l’appello indistinto a tutti i paesi arabi è indice di apertura tentando di andare oltre questi conflitti interni agli arabi, pur sapendo che le accoglienze saranno respinte a Teheran e a Damasco. Qualora però ci saranno eventuali sbocchi che vadano oltre la dialettica di merito si tratterà di vedere chi ci sta e chi non ci sta. In quel caso l’obbiettivo congiunto saudita-israeliano non può che essere quello di isolare completamente Teheran mettendo all’angolo una mina vagante che minaccia giorno dopo giorno gli equilibri in mediooriente.


sabato, marzo 31, 2007

Europa tra Iran e U.S.A

No dagli U.S.A ad uno scambio.

Questo è il messaggio che l’amministrazione Bush ha rivolto all’Europa e al mondo in generale.

La crisi sembra in atto. Il tempo corre. E a Teheran sanno che stanno giocando col fuoco, anche se paradossalmente la strategia è abbastanza chiara.

I militari inglesi sono un pretesto per il regime per due ordini di motivi.

Il primo è che così facendo, l’Iran mostra i muscoli al mondo. In deficit di visibilità globale, dopo mesi e mesi passati a spendere accuse verso la comunità internazionale contro i suoi progetti nucleari, cerca ora di farsi vedere. Gli ostaggi inglesi sono venuti a pallino. Per i prossimi giorni, seppur continueranno le minacce, tra l’altro concrete, di un dispiegamento di forze nel mar dell’Oman da parte della flotta anglo-americana ( più americana che anglo), dovremo continuare a vedere finte messinscene e fantomatici discorsi circa eventuali processi, che saranno più che altro mediatici. Questa è anche la forza della televisione: inorgoglire di gioia Teheran.

Il secondo motivi per cui gli Inglesi sono capitati al momento giusto è che saranno usati per chiedere appunto scambi di prigionieri, soprattutto riguardanti elementi catturati in Iraq, ma abbiamo visto comunque che le intenzioni statunitensi sono abbastanza chiare al riguardo.

Teheran chiederà il braccio e probabilmente non riceverà nulla. Ma perché non provarci? In fondo non gli costa nulla.

E proprio qui entra in gioco l’Europa. Venere rispetto a Marte non dispiega flotte o da aut-aut.

L’Unione Europea piuttosto si appella. Parla. Chiede che i militari vengano liberati.

Minaccia ritorsioni. Ma alla fine non farà nulla. Troppa è la presenza nelle relazione economiche di Germania, Italia o Francia verso l’Iran. Troppi sono gli inter-scambi tra l’Europa e l’ex Persia per prendere sul serio le minacce di queste ore. E per questo che diciamo che a Teheran non gli costa nulla il gioco che sta giocando. Ed è per questo che probabilmente tra un po’ di giorni, le diplomazie si muoveranno, gli ostaggi saranno rilasciati, e come al solito l’Europa, mentre altri si preoccupano di difendere la dignità umana, da fanatici ed estremisti, sta ferma al guado, e come un leone senza unghie, cerca invano di opporsi a una storia che drammaticamente si ripete ogni qualvolta c’è un problema di IR.

Attendiamo sviluppi

Nuovo Psi a botte

Il congresso del Nuovo Psi finisce a botte dove le rispettive fazioni capitanate dall’ex ministro Caldoro e Gianni De Michelis, possibilista quest’ultimo su una nuova costituente socialista a sinistra, fanno quello che sembra molto di moda nella politica italiana: simulare un ring.

Non si capisce bene come solo in Italia un partito dello zero virgola possa scatenare una vera e propria guerra civile. Nel caso specifico non era meglio abbandonare il partito, come hanno fatto la Moroni e Stefania Craxi?

Nessuno contesta che il partito debba andare a sinistra. Ci mancherebbe. Li è la sua collocazione e solo l’anomalia di Tangentopoli ha portato i socialisti a destra.

Se qualcuno ritratta il rapporto con i DS, anche alla luce degli sviluppi, peraltro infelici, del partito democratico, ben venga, ma si ricordi bene che da una parte o l’altra non saranno quei voti che faranno la differenza. Almeno finchè non si alleano con i pensionati e il partito dei consumatori. Allora si che all’uno forse ci arriviamo.

Follia

dico io, ma siamo matti?

per fortuna almeno G. Ferrara si è mosso per attaccare la dichiarazione di Mastrogiacomo dopo la sua liberazione.

"mi sembrava di essere a Guantanamo"

Una dichiarazione più imbarazzante non poteva farla. Ma i media non si sono preoccupati. In fondo, è meglio non parlarne più di questa commedia tragicomica finita in disgrazia.
Caro Mastrogiacomo, quelli di Guantanamo sono gli stessi che avrebbero rischiato la vita per salvarti, se non ci fosse stato Gino Strada. Lo stesso gino che si è autoproclamato unico tessitore della tela diplomatica. Chi poteva fare meglio? in fondo ha solo liberato 5 terroristi che saranno costati si e no la vita di 20 marines. ma in fondo... va bene cosi.

martedì, marzo 27, 2007

Senza maggioranza politica a casa tutti!

I voti al netto delle assenze e delle defezioni dell’ultim’ora dovrebbero essere 180 compresi i 20 della banda di Casini. Oggi alle 16 la resa dei conti potrebbe portare anche questa volta il Governo a salvare la pelle. Occhi quindi al numero che apparirà dopo il voto elettronico perché da quello si capirà come si comporterà chi ci governa da oramai 10 mesi. La maggioranza come al solito è risicata ma dovrebbe tenere considerando anche che Cossiga, assente per malattia, avrebbe certamente votato no e quindi il quorum si abbassa.

Ma poniamo il caso che l’Udc sia determinante per la maggioranza, che si fa? Domani si passa oltre e si guardano le pensioni?

Eh no…Signori miei. Si sta qui. Si analizza.

A mio parere il Governo se passa anche stavolta con i voti determinanti di Pierferdi dovrebbe dimettersi. Non lo dico perché di parte o per una scusa, che tra l’altro ben ci starebbe, per il semplice fatto che il mandare a casa chi ha portato in Parlamento no-global, e transessuali vergognandosi poi di affrontarli( vedi Bertinotti ieri e Siriana con le foto), sarebbe umanamente comprensibile.

Lo dico perché obbiettivamente cadremmo nel ridicolo. L’opposizione giusto o sbagliato che sia, ha preso una decisione. Il decreto è insufficiente. E quindi astensione. La maggioranza ha risposto che è un torto al Paese. Benissimo. Ne prendiamo atto. Ma poi? Se la maggioranza si erge a paladina della guerra rifinanziando le missioni, deve comunque avere una maggioranza politica, se no le parole sono aria fritta.

Casini si smarca. Ok. Lo sappiamo. Lui si smarca sempre. Dio solo sa quando coloro che l’anno formato si rivolteranno nella tomba, e quando il traghettatore di cadaveri avrà capito il suicidio politico che sta percorrendo sarà come al solito troppo tardi.

Sarà troppo tardi per lui quando si renderà conto che la politica è contorta si, ma non inganno e incoerenza.

Le dimissioni quindi accennavamo prima. Si proprio quelle. Ormai sono mesi che andiamo avanti per giochetti e trucchi. Siamo stufi di vedere i politici presi dalla beghe di “strada”, e qualche tavolino formato poker per fare finta di simulare una concertazione, mentre tutta l’opinione pubblica internazionale guarda all’Italia come un Paese irriverente, palloso e pigro.

Marta Dassù sul Corriere di ieri tenta di smarcarsi dall’analisi di Panebianco dicendo che non è vero che siamo soli. Siamo presenti in Kosovo e in Libano e partecipiamo con altri a quelle missioni e siamo nel gruppo di testa. Vorrei andare a fare un giro a Beirut per vedere come stanno le cose. Vorrei vedere se gli Hezbollah hanno messo via le armi. Vorrei vedere se il Governo Sinora sta governando, o sta boccheggiando. Suvvia. Non scherziamo. Non siamo al bar.

Siamo stufi di essere presi in giro da una maggioranza che maggioranza non è. Chiediamo una cosa semplice. Che se anche oggi alle 16 non c’è una maggioranza politicamente sufficiente per una cosa tanto delicata come il rifinanziamento delle missioni all’estero, allora Prodi si dimetta. Vada da Napolitano. Governo tecnico o urne non fa molta differenza. Quelle bizzarrie politiche le lasciamo ai politici. A noi ci va bene tutto. Basta che finisca il teatrino. Oppure Casini, lui, l’erede di Fanfani perché Moro è il maestro di Follini, lo ammetta. “ Voglio un centro-sinistra”. E si accomodi alla vicepresidenza del consiglio, e traslochi dai banchi dell’opposizione. I moderati ne hanno le palle piene di questa schizofrenia. Pare matto.

Non c’è più bonus per l’italia, per concludere. Non c’è più credito. Non sarà più la Maremma o Michelangelo, o Venezia a salvarci. Deve essere la politica prima di tutto, e quella manca da 10 mesi.

domenica, marzo 25, 2007

Bigotto

“ Oh, ne passeranno di secoli nel bailamme della libera intelligenza, della scienza umana e dell’antropofagia. Perché avendo cominciato a edificare la loro torre di Babele senza di noi, finiranno anche nell’antropofagia. Ma verrà pure un giorno in cui la fiera si appresserà a noi, e si metterà a leccare i nostri piedi e a innaffiarli con lacrime di sangue. E noi monteremo sulla fiera e innalzeremo la coppa e sulla coppa ci sarà scritto: MISTERO.”

Quello che parla è il Grande Inquisitore ne I Fratelli Karamazov di Dostoevskij.

Cos’è l’illuminismo, se non una falsa scienza umana motivata solo da uno spirito di isterica curiosità? Dopo che avrà tolto tutto il chiaroscuro della nostra vita (che non abbiamo chiesto e ci è stata donata), dove andremo? Una volta che tutta la stanza sarà illuminata come ci comporteremo?

Nel mondo esiste un ordine naturale delle cose, che oggi è in serio pericolo.

La libertà individuale và tutelata come un bene prezioso e irrinunciabile, ma devono esserci limiti indissolubili che non debbano prescindere dal piacere individuale. Altrimenti è lecito tutto quello che piace. Nel caso dei matrimoni gay, è (a mio avviso) assurdo riconoscere una malattia della psiche umana come alternativa naturale delle cose. E’ assurdo pensare al riconoscimento giuridico di queste persone sullo stesso identico livello di una coppia Normale che può generare figli. Laddove si concede un riconoscimento, 10 anni più tardi bisognerà estenderlo perché troppo stretto. E allora arriveremo (come già succede in altri paesi “all’avanguardia” –ma fatemi il piacere con sta avanguardia-) a dare (non far fare) figli a coppie dello stesso sesso. E allora si che saremo un paese innovativo, giuridicamente avanzato, civilmente comprensivo.

L’omosessualità è presente nel mondo animale, e quindi si inalbera anche nella perversione umana. Ma è una deviazione. Non una cosa alternativa. Prendiamo atto di questo, aiutiamo il prossimo. Ma è assurdo far passare come normale una palese perversione in nome della soddisfazione personale, del piacere egoista.

Tutto ciò deriva dalla scuola utilitarista nata con la rivoluzione industriale. (dai grandi Bentham e Mill). Il cercare una semplicità nella complessità. L’istinto di cercare sempre a tendersi verso il massimo piacere. Tutto ciò che piace è lecito. Da qui il bene collettivo massimizzato.



Luca

venerdì, marzo 16, 2007


Il cardinale Martini come al solito esce dal coro.

“ La chiesa non deve dare ordini, lasci il dialogo a cattolici e laici”.

Ci permettiamo, da una posizione non certo clericale, di non essere d’accordo questa volta con sua Eminenza.

La Chiesa fa bene a parlare, fa bene ad attaccare.

E’ nelle sue leggi divine il potere di farlo. Non si può relegare all’angolo un regno come quello vaticano, in nome di una laicità presunta in difesa di meri diritti.

I politici invece, devono farsi carico di rispettare una differenza Stato-Chiesa chiaramente auspicabile, e sono loro che devono legiferare facendo gli interessi di chi li ha votati.

Nell’ondata di modernità, che inconsapevolmente sta attraversando le nostre abitudini,i nostri pensieri e i nostri modi di vivere, un paletto come quello papale è sacrosanto.

L’argine dell’eccesso è dietro l’angolo e lo straripamento verso un mondo senza limiti, è un problema non tanto per la Chiesa, ma per noi, ciechi verso i veri problemi della vita, e offuscati da letteronze inarrivabili e foto di politici tra le tette di un transgender.

La chiesa non molli, quindi.Cerchi sempre di cavalcare le sue posizioni e di intervenire nel dibattito socio-culturale, ma attenzione : Non pretenda. Non esiga. Non eserciti obblighi.

Non sarebbe giusto, soprattutto verso quei milioni di fedeli che credono di credere a qualcosa che credendo li fa stare bene.

A rileggerci

venerdì, marzo 02, 2007

Mc Cain Giuliani e gli evangelici

Sarà una festa come sempre. Una festa dove non mancheranno i colpi bassi e le stoccate al limite della legalità, ma pur sempre uno spettacolo che solo un Paese come quello a stelle e strisce ci può dare.

In casa Gop la sfida pare essere tutta tra il senatore dell’Arizona e l’ex sindaco di New York.

Mitt Romney senatore del Massachusetts, sembra avere flebili speranze di arrivare alla fine della gara integro, dopo le sicure batoste che prenderà dagli apparati elettorali dei due grandi assi su cui conta la Right Nation. Il duello comunque si preannuncia interessante per la differenza di vedute tra i candidati soprattutto sui temi etici più che sulla politica estera. Abituati a pensare, noi europei di poche vedute, che la sfida nei Stati Uniti si giochi sul terrorismo, non riusciamo ancora a capacitarci del fatto che probabilmente il candidato dalla Casa Bianca sarà scelto per quel trade-off sicurezza interna-temi etici che tanto fanno leva più di ogni altra cosa sulla base del partito. La mamma del Texas o l’impiegato dell’Arizona vogliono che lo Stato non bussi alla propria porta, vogliono pagare meno tasse e vogliono che alla Casa Bianca si parli di Dio e che si abbia il coraggio di dire che la famiglia è una e inscindibile. Tutt’altro ragionamento si fa nei dintorni di Miami, dove la comunità spagnola, anche se fara presumibilmente il tifo per Barack Obama, sentirà comunque come la pensa la sponda repubblicana.

Rudy Giuliani avrebbe già vinto le primarie se non fosse per le sue posizioni sui temi etici e morali.

Un’uomo tutto di un pezzo, sicuro, forte, che ha depennato la violenza nella Grande Mela, come potrebbe perdere la corsa alla presidenza? L’uomo più in voga tra i democratici e forse con il più largo consenso possibile bipartisan, è costretto al filo di lana con Mc Cain per i 7 milioni di voti evangelici che come al solito probabilmente decideranno la corsa. Se alla passate elezioni l’88% ha votato in massa per Bush e di quell 88% quasi il 90% è sempre stato dalla parte dell’attuale presidente, quest’anno le cose si fanno più difficili. Le elezioni di mid-term hanno dimostrato che la base del Gop è delusa, e il segnale dell’astensione è stato decisivo che dare il Congresso in mano ai democratici.

I capi delle Chiese evangeliche hanno già detto che mai e poi mai voteranno per Giuliani, divorziato e favorevole a una legislazione efficace per le coppie omosessuali. Alfiere dei diritti individuali, Giuliani presumibilmente quando si tratterà di fare un giro nello Utah e in generale al centro del Paese, farà leva sulle materie fiscali e sullo Stato aggressore, anche perché sul suo cavallo di battaglia, la sicurezza, non sembra che possa fare breccia nei settori evangelici data la forte collocazione in aree relativamente tranquille.

Mc Cain si gioca tutto sull’Iraq. A differenza di Giuliani è stato il più esplicito a dichiarare il consenso all’aumento di truppe volute da Bush, e di certo sarà quello il terreno su cui giocare. Le azioni del partito in caso di offensiva sciita in Iraq, o cosa che sembra più probabile, forte incertezza nei combattimenti in Afghanistan della prossima primavera, caleranno drasticamente e la voragine si allargherà forse in maniera più decisiva proprio sul senatore dell’Arizona. L’eroe del Vietnam, duro e puro, con quell’aria cavalleresca e i capelli bianchi color perla, sa che dopo l’occasione del 2001 non c’è ne sarà un’altra per lui e si gioca tutto, data l’età avanzata, anche se portati bene bisogna dire.

Staremo a vedere, anche se l’effetto mediatico di uno scontro tra la senatrice di New York, Hillary, e l’ex sindaco di New York, farebbe pensare a un duello all’ultimo sangue giocato nella sponda est del Paese.

Le cicale


Il grido delle cicale era lacerante, e quasi feroce, nel pieno della potente estate toscana la cui luce abbacinante appiattiva e sbiadiva tutti i colori della campagna.
Avvertivo in quel grido tutta la disperazione della vita che sa di dover finire e benchè fossi baciato dal sole del meriggio e della giovinezza sentivo che mi riguardava direttamente, anche se in un futuro che vedevo ancora così lontano da non potermelo immaginare.

Ma sapevo che un giorno sarebbe arrivato. Ora è qui.

E, ammutolito dallo stupore, sono io a gridare, con la voce silenziosa del pensiero, la fine della mia estate. Come le cicale.

Da "Il ribelle" di Masimo Fini

lunedì, febbraio 26, 2007

Considerazioni /1


Una mail accende per caso il mio interessamento per il tema scottante del "limite del lecito" nell'ambito dela medicina. Dov'è la linea? Dove si trova il confine tra il divinamente acconsentito?
Cosa ci è veramente permesso fare con le nostre mani?

La mail fà specifico riferimento alla notizia uscita in questi giorni, secondo la quale il governo Blair starebbe mettendo a punto un disegno di legge per permettere la modificazione genetica degli embrioni. Tutto ciò (ricerca a parte) per permettere alla coppia di eliminare eventuali difetti del loro futuro figlio.

Il discorso potrebbe facilmente cadere negli enormi labirinti dello specifico caso, potrebbe diramarsi in migliaia di obiezioni di carattere tecnico. Ma andiamo al sodo senza girarci intorno... (caro veronesi...)

Vorrei poter godere di una solida base di principi cristiano-cattolici, ma purtroppo non godo della loro compagnia. Molte volte sono più di impiccio che d'aiuto. Perchè quello che si chiede ai legislatori è una legge che sia il più possibile "oggettivamente giusta", cioè al di fuori delle logiche storico-sociali in cui viviamo. Nel medioevo masturbarsi poteva costare al malcapitato (colto con le mani nel ... pacco) due o tre mesi di prigione e innumerevoli ore di pentimento condite con migliaia di rosari. L'aborto, era considerato a tutti gli effetti un omicidio prima che la morale nichilista prendesse il sopravvento.

E' evidente che si deve porre un freno, un limite alla sperimentazione, alla ricerca con i bicipiti pompati delle aziende farmaceutiche. Possiamo impedire al figlio di avere le lentiggini? Why not? Magari (se può dottore...) potrebbe anche farlo un pò più alto, sà, che almeno assomigli più al suo nonnino...
Ma la risposta non può essere neanche una chiusura a riccio da parte della Chiesa. (che ti aspettavi.. il solito teatrino). A mio avviso proibire la distribuzione di profilattici nei paesi africani e sud americani è una vera e propria pazzia, che non porta a nulla. Ma non è l'unico esempio.. Alcune aperture sono strutturalmente inevitabili (nb ho detto aperture non concessioni), altrimenti si corre il pericolo di rimanere sempre più una religione "personale", un concetto intimo, che rischierà di rimanere delimitata in una cornice di "pensiero politico".

Nel frattempo godiamoci i nuovi Frankestein..

Cordiali saluti

Frà Tac

venerdì, febbraio 09, 2007

Salvezza


Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?...
Benedetto il sopore
che m'addormenterà...

Ho goduto il risveglio
dell'anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.

Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.



Guido Gozzano

giovedì, febbraio 08, 2007

Elogio dell’intolleranza

L’incontestabile egemonia del Politicamente corretto ha invaso ogni settore del nostro iper tecnologico mondo, della nostra super informata società.

Ma sono sempre pronto a stupirmi… Purtroppo..


Cito l’ultima canzone di Vasco dal titolo “Basta poco”: - basta poco per essere intolleranti, basta poco, basta essere solo un po’ ignoranti - .

Stop. Cosa succede? Premettendo che considero (opinione strettissimamente personale, totalmente criticabile) la musica di Vasco davvero molto “pilotata” dall’esterno, un po’ ripetitiva, poco ricercata (davvero molto poco), permettete il mio stupore! Una delle poche icone dell’andar contro corrente mi ha rivelato una cosa: il politicamente corretto è arrivato anche al politicamente scorretto..

Vasco!! Uno che in Colpa d’Alfredo chiama “Negro” il ragazzo che gli frega la ragazza, ora fa la predica sull’intolleranza!! Oddio qualcuno mi svegli…

Frase molto generalizzata, che non picchia da nessuna parte, fornita con uno stile davvero paternalistico (degna di un’omelia da Prete di provincia), cantata da Vasco, quello che aveva il fegato marcio e cose del genere…

Dunque, caro Vasco, mi hai fatto sorgere delle domande spontaneamente (Lubrano mi manchi) ma in maniera naturale ma alquanto inaspettata: l’Intolleranza è davvero sinonimo di ignoranza?

L’intolleranza genuina, quella della vecchietta di Gallarate che sente puzza se si siede di fianco ad un’arabo, è ignoranza? La poveretta cosa dovrebbe fare?

L’intolleranza di certa gente verso la tecnologia, verso la continua corsa all’oggetto nuovo che supera di 2 stronzate l’oggetto precedente, è sinonimo di ignoranza?

E che dire dell’intolleranza generale verso gli zingari? Siamo ignoranti o viviamo in un paese di merda, dove le scuole non hanno neanche i soldi per le fotocopie ma in compenso gli arabi non pagano neanche una retta (E LA MOGLIE STA A CASA!!! PERCHE’ HANNO 7 FIGLI!!)

Dio benedica l’intolleranza, segno orgoglioso di gente comune, caparbio gesto di ribellione contro il pensar comune, che non vuole più che si dica Disabile ma Diversamente Abile, che ti attiva la censura su calimero perché ricorda un negro disadattato.

Vasco, io sono intollerante, ma ti assicuro che dei due quello più ignorante non sono io.


domenica, dicembre 24, 2006

E' nato chi??


Insomma, dico io, ormai il Natale inteso come attesa della nascita di Gesù, per la maggior parte degli italiani non esiste più (rima). Il periodo natalizio è diventato semmai un piacevolissimo arco temporale all'interno del quale si verificano alcune situazioni o si attuano alcuni comportamenti del tutto estranei al resto dell'anno. Innanzitutto l'atmosfera dei paesi e delle città subisce un gradevole ritocco luminoso. Fili di qua, fili di là, lampadine, babbi natali orrendamente appesi sui balconi, alberi esterni addobbati in maniera ostile al buon gusto. Davvero molto bello, almeno di sera, quando le orrende prolunghe, e gli immensi aggromitolamenti di fili neri vengono nascosti dal buio.

E che dire delle cianfrusaglie appese alla porta di casa? Delle biro in ufficio a forma di albero di natale?

L'atmosfera non è solo luccichii vari, ma comprende anche molte altre cose. Nelle radio dopo le solite canzoni (non hanno il coraggio di variare di molto altrimenti lo sponsor non paga!!) c'è sempre un motivetto natalizio a ricordarci il lieto evento. le campanine della sigla alla radio sono dei memorandum radiofonici che ci ricordano che Natale sta arrivando e dobbiamo correre a comprare i regali per chi ci è vicino.

E' moda, è tradizione, è un modo per non affrontare la riflessione che il Natale dovrebbe insegnarci, riproporci annualmente sotto forma di ricorrenza. Questa tradizione è stata assediata dal Consuming, clonata, squarciata nelle sue fondamenta. L'uomo oggi, o meglio, il consumatore oggi non ha tempo di fermarsi a pensare. Se si ferma un pò è per ingozzarsi di cotechino o zampone per poi tornare a correre (magari al cinema). La riflessione Cristiana dell'avvento si è persa nella nostra pigrizia sentimentale, nel nostro superficialismo moderno, nel nostro essere materialisticamente egoisti.

Ma, diceva un tale, bisogna sapersi accontentare. Un briciolo di significato, è rimasto. E allora accontentiamoci delle briciole.

Buon Natale a tutti, anche a Dreyfus